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Tuesday, 18 September 2012

ENTRARE NEL MAHAYANA - Gedun Tharchin


LA VIA DEL NIRVANA
Il Dharma del Buddha
2003
Lama Geshe Gedun Tharchin 


9° ENTRARE NEL MAHAYANA

Dal punto di vista buddhista la cosa più significativa che possiamo trarre dalla nostra vita umana è l’altruismo, la mente altruistica, i pensieri altruistici e le azioni altruistiche. Sicuramente ci sono tanti altri aspetti che hanno un senso nella vita ma la cosa che ha il significato più elevato è l’azione altruistica.

L’argomento di questo capitolo ha come tema «Entrare nel Mahayana». Dal punto di vista letterale Mahayana è composto da Maha che vuol dire «grande» e Yana che vuol dire «veicolo», quindi Mahayana vuol significare il grande veicolo. E’ come un jumbo jet: ci sono aerei che possono portare soltanto dieci persone, altri che ne possono portare cinquanta, mentre il jumbo ne può portare anche duecentocinquanta. Il Mahayana è come un jumbo jet, è come un veicolo che può portare molte persone da un posto fino a dove si desidera arrivare. Entrare nel Mahayana vuol dire anche assumersi la responsabilità di portare questa enorme moltitudine di persone da una condizione di disastro a una condizione più piacevole. Non è così semplice, anzi è piuttosto difficile da affrontare perché entrare nel Mahayana vuol dire accollarsi la responsabilità di tutti gli esseri senzienti. Per questa ragione il Mahayana viene chiamato il Grande Veicolo. Non è il nome di un libro, di una scuola, di un ordine, ma è piuttosto uno stato mentale che ci porta a prenderci la responsabilità di tutti gli esseri senzienti. E’ definito grande perché ha, appunto, un obiettivo ambizioso: soddisfare tutti gli esseri senzienti. Ci sono moltissime qualità, moltissimi argomenti contenuti nella grandezza del Mahayana. Non rappresenta solo un oggetto da visualizzare per la meditazione, ma implica azioni pratiche e concrete.

Noi soffriamo, patiamo l’angoscia, sentiamo molto stress dentro noi e la causa di tutto questo è il fatto di avere una coscienza debole di noi stessi. La causa è quella che in termini tecnici viene definita chiusura mentale o mente ristretta. E’ come se fossimo chiusi in una stanza molto piccola, senza porte e senza finestre e senza alcuna possibilità di far entrare o uscire aria, di avere contatti o di ospitare altre persone. Entriamo in questo spazio ristretto perché ci sentiamo al sicuro, ma ciò ci creerà in seguito gravi problemi. Quindi, bisogna espandere questo luogo, bisogna aprire porte e finestre per far entrare aria fresca e metterci in contatto con i nostri simili. Questo è ciò di cui abbiamo veramente bisogno e solo così potremo respirare meglio. Per questo motivo tale stato mentale è definito Il Grande Veicolo.

Tale attitudine è la quintessenza del pensiero e del sentiero di Buddha che ci porterà verso la liberazione finale. Aprirsi a tutti gli esseri senzienti, assumersi la responsabilità di tutti gli esseri senzienti, questo è ciò che noi chiamiamo la Mente dell’Illuminazione e, in Sanscrito, Bodhicitta, dove Bodhi vuol dire Illuminazione e Citta Mente. Essere devoti all’immagine del Buddha o del Bodhisattva non significa essere devoti alla sua rappresentazione plastica o pittorica ma, piuttosto, consacrarsi a una profonda attitudine altruistica.

Nei testi Mahayana è scritto che è difficile riconoscere quelli che hanno questo tipo di attitudine mentale da quelli che non ce l’hanno ed è per questo che ogni essere vivente è oggetto di devozione e di rispetto. Da questo atteggiamento mentale si creano le basi per la Bodhicitta, la mente altruistica, e una delle caratteristiche peculiari della Bodhicitta è il rispetto e la devozione verso tutti gli esseri viventi.

La responsabilità nei confronti degli esseri viventi non è quell’atteggiamento per cui guardiamo gli altri dall’alto in basso ma è un’attitudine con la quale ci poniamo di fronte al nostro maestro, ai nostri genitori, agli anziani. Ed è per questo che nella pratica della Bodhicitta si recita il verso «Possa io essere il servo di tutti gli esseri viventi». Quindi i Bodhisattva, coloro che possiedono la Bodhicitta, sono quegli individui che si considerano a un livello inferiore rispetto agli altri. Io penso che se cerchiamo, se guardiamo bene, anche nella società attuale si possono trovare dei Bodhisattva. Non è soltanto una figura ideale, essi sono anche presenti nella storia. Le istituzioni religiose oggi sono molto diverse da come erano in origine e, chiaramente, se rivolgiamo lo sguardo a un’alta autorità religiosa di qualsiasi tradizione: cristiana, islamica o buddhista, pensiamo che quest’autorità debba avere delle qualità speciali ma spesso non è così. Possono anche avere troni, macchine e veicoli speciali, ma sono i Bodhisattva, coloro che hanno la mente altruistica, quelli che dovrebbero essere considerati persone di livello elevato e a cui fare riferimento. In verità i religiosi dovrebbero essere coloro che si considerano servi di tutti gli altri e che pongono i propri simili ad un livello superiore a loro stessi. Qualche volta il Papa, quando va a visitare qualche terra straniera, quando scende dall’aereo bacia la terra. Penso che questo sia un gesto molto umile perché chinarsi per terra è una tradizione molto antica. Stiamo parlando di entrare nel Mahayana e il Mahayana non è una sorta di stato speciale, un ordine di cui si indossa un adesivo, un’etichetta con su scritto «Sono Mahayana». Al contrario, il Mahayana è un’attitudine mentale molto particolare. Nei testi classici, quando si parla della Bodhicitta, la mente dell’Illuminazione, essa viene definita come lo stato mentale di colui che vuole raggiungere l’Illuminazione per poter servire tutti gli esseri senzienti. Quindi possiamo dire che la Bodhicitta è la combinazione di due differenti attitudini mentali. L’attitudine causativa della Bodhicitta è quella di colui che vuole servire tutti gli esseri viventi, quindi l’umiltà è la prima attitudine mentale. Ciò vuol dire assumere la posizione più bassa e diventare il servitore di tutti gli altri. Come si può servire questa enorme moltitudine di esseri viventi? Chiaramente allo stato attuale è impossibile. Possiamo fare l’esempio di un bambino che vede la madre cadere in un pozzo. In quel momento il suo desiderio è quello di aiutarla in tutti i modi ma per lui è impossibile. Questa è quindi la forza causativa della Bodhicitta, della mente altruistica; perché tutti gli esseri senzienti hanno qualche tipo di problema, siamo esseri deboli. Stiamo tutti soffrendo nel Samsara. Siamo deboli e impossibilitati ad aiutare gli altri, anche le persone che ci sono care, come nostra madre. L’unica maniera che abbiamo per poterlo fare è ottenere l’Illuminazione perché essa è l’unica possibilità che abbiamo per accrescere il nostro potere e aiutare tutti gli esseri senzienti.

Questo tipo di Mente così aperta è chiamata Il Grande Veicolo e, se ne entriamo in possesso, ci liberiamo dei problemi perché capiamo che il nostro singolo dilemma è nulla in confronto alla massa enorme dei problemi degli altri. Questo è il segreto della Bodhicitta.

Normalmente non consideriamo i problemi degli altri, guardiamo solo i nostri e li consideriamo enormi; ma se ci focalizzassimo su quelli degli altri esseri il nostro piccolo problema diventerebbe insignificante; questa è la mente di Bodhicitta. Sviluppare questa attitudine mentale ci porta, in un certo senso, anche dei vantaggi ma normalmente ignoriamo questa attitudine; non è facile, ma anche soltanto apprendere questo principio è il primo passo.
Anche solo conoscerne la natura ci dona una grande speranza, un grande coraggio, e distrugge la grande ignoranza che alberga in noi.

C’è una storia nella tradizione tibetana che penso, ma non ne sono certo, provenga dai Sutra, e che parla di due rane: una che vive in un piccolo stagno e l’altra che vive nell’oceano. Un giorno quella che vive nell’Oceano si reca dall’altra rana e rimane colpita da quel piccolo stagno. Quella che viveva nello stagno, vedendo affacciarsi l’altra rana e avendo paura che venisse ad occupare il suo territorio, le chiede: «Tu da dove vieni?» e l’altra: «Vengo dall’Oceano». «Quanto è grande questo Oceano? Forse quanto un quarto di questo stagno?», «No, è molto più grande» rispose la rana dell’oceano. Quella dello stagno continuò «Forse metà di questo stagno?», «No, molto più grande» ribadì la rana dell’oceano, «Allora potrebbe essere tre quarti di questo stagno?», «No, è molto più grande». Allora la rana dello stagno meravigliata chiese: «Ma è grande come questo mio stagno?», «No, è molto più grande». «Questo è impossibile. Devo vedere, non posso credere a quanto mi dici». Allora la rana dell’Oceano le disse: «Vieni con me, ti mostrerò l’Oceano». Arrivati sulle rive dell’oceano la rana dello stagno vedendo questa enorme massa d’acqua senza confini, come fosse un grande cielo, disse: «Ma dove è il tuo stagno?», «Tutto quello che vedi, tutto questo cielo è il mio stagno» e la rana dello stagno rimase scioccata, meravigliata.

La mente del Bodhicitta è come l’oceano mentre la nostra mente è come un piccolo stagno. Abbiamo sempre paura, siamo sempre ansiosi. E’ difficile credere che esista una mente così vasta qual è quella di Bodhicitta. Anche oggi, l’America ha paura delle forme di vita che vengono da un altro pianeta. E anche il Consiglio di Sicurezza Mondiale ne ha paura: teme che altre vite possano avere una tecnologia più avanzata della nostra.

Anche noi siamo vittima di questa forma di ignoranza. Fatichiamo a immaginare che esista un tale tipo di attitudine mentale: come è possibile immaginare che esista un’Illuminazione che permetta di aiutare tutta la moltitudine degli esseri viventi?

Attualmente ci sono così tanti conflitti: tra l’America e l’Iraq, fra il Pakistan e l’India, che penso sarebbe una buona cosa se venissero gli alieni, così questi paesi ritroverebbero la pace. Infatti tutte queste nazioni si considerano come la rana dello stagno, tutte credono di essere la più grande e non vedono l’oceano dell’universo. Ieri ho ricevuto una e-mail da Chandapalo, l’abate del Monastero Santacittarama, vicino Roma, in cui mi informava delle nuove minacce che la Cina ha rivolto nei confronti di Taiwan. Gli ho mandato un e-mail di risposta dicendo che ci sono molti conflitti nel mondo e altrettante crisi, povertà e carestie e penso che questo mondo andrà incontro alla distruzione. Alla fine, fra tutte le diverse comunità che si combattono, penso che i vincitori saranno i musulmani. Questo è detto nel Kalachakra Tantra. C’è stato infatti un gruppo di studiosi indiani buddisti che, pur avendo un background indù, hanno studiato il Kalachakra Tantra e hanno detto che c’è un punto in questo testo in cui si dice che la Mecca, la capitale spirituale dell’Islam, regnerà su tutta la terra. Il motivo, nei testi tibetani, non è molto chiaro ma l’edizione rivisitata da questi studiosi indiani appare molto chiara e genera inquietudine. Per questo credo che ci siano molti tibetani, e anche molti occidentali, che sperano che prima che questo mondo venga distrutto si possa rinascere nel regno di Shambala. Shambala è la terra pura, il paradiso del Kalachacra Tantra. Inoltre nel Kalachakra Tantra è anche scritto che, alla fine di tutte le battaglie, il regno di Shambala risulterà vincitore e conquisterà la Mecca. Per questo molta gente spera di rinascere a Shambala, perché alla fine sarà quella che vincerà su tutto. La guerra di Shambala è una specie di guerra santa e si dice che se si rimane morti nella battaglia finale si rinascerà nel paradiso di Shambala. Comunque io non mi sento molto attratto da Shambala, sono molto più attratto da Tushita, il paradiso del Buddha Maitreya, che invece è nella tradizione della scuola Gelukpa.

E, siccome adesso abito nella sede della Fondazione Maitreya, vuol dire che in un certo senso le mie pratiche funzionano, perché Maitreya è il padrone del regno di Tushita. Considerate tutto ciò come un’innocua burla ai danni di Chandapalo.

In fin dei conti l’essenza di Shambala o di Tushita è la Bodhicitta, la mente dell’Illuminazione. Se guardiamo il razzo che va sulla Luna ci rendiamo conto che il suo propulsore sviluppa l’energia necessaria, ed è quella che gli dà il potere. Quel potere, per noi, è la Bodhicitta. Le intenzioni, le motivazioni sono come preghiere e così noi sviluppiamo l’intenzione di andare in questi Paradisi, Shambala o Tushita o anche il Regno di Dio, che sono il frutto di tale pensiero.

L’essenziale per arrivare a questi traguardi è la Bodhicitta, senza la quale non si arriva da nessuna parte. La Bodhicitta, la mente altruistica, la mente dell’Illuminazione, è il potenziale che ci permette di raggiungere qualsiasi posto vogliamo. E’ per questo che la meditazione può essere usata nella pratica buddhista, nella pratica cristiana e anche in quella musulmana. La mente altruistica può essere abbinata a qualsiasi tipo di preghiera. Quest’ultima indica la meta e indicarla non vuol dire essere già là ma avere la possibilità di raggiungerla. Se io voglio arrivare a Zurigo non posso arrivarci soltanto pregando ventiquattrore su ventiquattro: «Voglio andare a Zurigo, voglio andare a Zurigo». Se non è possibile arrivare a Napoli o a Zurigo pregando solamente, come è possibile arrivare in Paradiso che è ben più lontano? Per arrivare in queste città bisogna prendere il treno, o l’aereo, o anche soltanto andare a piedi, quella è la Bodhicitta, la mente altruistica. Se si ha denaro si può raggiungere l’India, New York, qualsiasi posto, senza problemi. Il denaro rappresenta la Bodhicitta. Il denaro della Bodhicitta è ciò che ci permette di raggiungere il Paradiso, qualsiasi terra felice. Quindi sviluppare Bodhicitta non è cosa facile, ma è importante anche soltanto cercare di coglierla e di vederla.

«La Via della Liberazione» è un testo del Dalai Lama che spiega in maniera molto semplice come praticare Bodhicitta. Per esempio, quando io guardo San Francesco e analizzo la sua vita, capisco che egli è stato un autentico Bodhisattva. Nei santuari francescani ci sono queste piccole celle per la meditazione e sono come quelle descritte nel Vinaya, il trattato che contiene le regole monastiche del canone Buddista. Il termine Bodhicitta non esiste nella terminologia cristiana ma io penso che nella pratica essa vi sia veramente.