Friday, 4 January 2013

Il valore spirituale nella vita quotidiana 1° (La Vita: Vagoni, catene e libertà)









Il valore spirituale nella vita quotidiana 1°


Geshe Gedun Tharchin
Dharma Weekend: 1-2, dicembre 2012



Introduzione

(La Vita: Vagoni, catene e libertà)


Buon giorno a tutti, sistematevi comodamente poiché è importante che vi sentiate bene, rilassati sia a livello fisico che di coscienza e spirituale, avendo lasciato andare ogni aspettativa, desiderio, attaccamento, avversione, ignoranza e oscurazione mentale.
Il corpo deve essere a proprio agio, senza tensioni e la mente libera da qualsiasi tipo di agitazione, sia positiva che negativa, svuotata da inutili e pesanti pensieri, affrancata dalle catene d’oro e di ferro che solitamente la costringono in una angusta prigione.
Questo è il vantaggio della spiritualità, la completa libertà umana che è in grado di sganciare il peso del passato, quel lungo treno che ogni anno aggiunge vagoni stracarichi, e altrettanto permette di abbandonare l’illusione di un futuro immaginario; la libertà è vivere nel presente, è il valore tangibile, reale e non l’astrazione di una possibile lontana illuminazione o di un nirvāna fantastico.
Obnubilati dalla rincorsa vero questi desideri siamo preda di una inutile sofferenza fondata su miraggi che non portano affatto all’illuminazione, anzi ne costituiscono un ulteriore ostacolo, l’illuminazione è completa pace e la si raggiunge sul sentiero della libertà, nell’essenza concreta dell’essere.
Il primo passo verso la libertà consiste nella capacità di slacciare, di lasciar andare tutti i vincoli mentali del passato, siano positivi che negativi, in quanto tutti indiscriminatamente sono contaminati dai condizionamenti mondani e dunque causa di sofferenza e allo stesso modo non ha alcun significato divagare sognando un futuro inesistente e totalmente fantastico.
Le emozioni, le catene d’oro o di ferro delle esperienze, si traducono inevitabilmente in dolore, in lamentazioni, invece dobbiamo liberarci da questi fardelli, lasciare tutto, essere come neonati che non hanno nulla, che sono nella naturale innocenza, non frastornati dai pensieri; questa è la più grande purificazione della mente, che non si trova nel cervello, bensì nel cuore.
Lo spirito dell’uomo è nell’essere, null’altro, dimora nella stessa esistenza, mentre tutte le complicatissime ed elaborate elucubrazioni mentali costruite artificialmente sono soltanto inutili sovrastrutture disturbanti.
Il proprio centro, la libertà umana, la vita, non è nella testa, ma nel cuore e il suo nome è spirito o anima.
I vari ragionamenti, le classificazioni “giusto - ingiusto, bello - brutto, corretto -sbagliato…” sono al 99% errati e comportano unicamente una gran perdita di energia, sono il risultato di una pigra, inconsapevole abitudine, mai di saggezza.
La nostra intelligenza è certamente nutrita dalle molteplici conoscenze esteriori, ma la saggezza è altra cosa e in nessun caso proviene dall’esterno, ma sorge nella sua essenzialità dalla propria coscienza, dallo spirito, dall’anima. Ciò significa imparare a seguire il proprio cuore, ascoltare la coscienza.
La coscienza umana non può mai essere condizionata, inquinata, da un determinato livello di capacità intellettiva, dalla furbizia, è innocente, pura, libera.
Ascoltare la propria natura pura significa ascoltare l’innocenza dell’intera natura, il respiro di ogni albero, fiume, pietra, la natura è testimone della purezza dello spirito innocente. Quando il Buddha raggiunse l’illuminazione ne fu testimone la terra, non il suo maestro, né i suoi discepoli, soltanto la purezza della natura, libera da ogni condizionamento esteriore.
La forza che nasce da questa purezza è l’energia necessaria alla vita quotidiana, perché qui e ora dobbiamo affrontare i problemi, consapevoli che questi non sono imputabili a specifici oggetti esteriori, non nei nemici, nella crisi, nelle cose che non vanno come vorremmo, ma sono quella realtà complessiva della vita di ogni giorno, così come si presenta in tutti i suoi aspetti.
Si possono possedere tutte le ricchezze del mondo, ma si è ugualmente infelici intrappolati nei condizionamenti mondani che distorcono completamente la percezione della realtà inducendoci a individuare inesorabilmente il colpevole esterno, unico presunto responsabile della nostra sofferenza e mai, nemmeno per un istante, abbiamo coscienza di esserne in effetti gli unici veri artefici.
Nella meditazione cominciamo a riconoscere questa realtà e scopriamo di poter scegliere consapevolmente come vivere, sperimentiamo in noi stessi la potenza del valore spirituale.
Meditando ogni giorno riceviamo un aiuto immediato incredibilmente forte nella normalità delle azioni quotidiane, approfondiamo la conoscenza del Dharma, il valore morale e spirituale dell’esistenza umana.
Questo valore è spesso frainteso poiché lo si percepisce istintivamente come rivolto esclusivamente a se stessi, al proprio benessere, alla propria comodità, tutto per sé, invece non è affatto così, anzi è esattamente il contrario, noi siamo qui per gli altri, senza gli altri la nostra presenza sulla terra non avrebbe alcun significato.
La confusione che invece ci tormenta, la sofferenza che scaturisce dalla consueta attitudine egocentrica deriva dall’ignoranza fondamentale.
Se non fossimo qui in condivisione con gli altri nella semplicità, libertà e naturalezza, che senso avrebbe l’esistenza? Non è affatto necessario cercare qualcuno da aiutare, l’importante è esserci con naturalezza con e per gli altri, senza discriminazione, in totale equanimità.
Essere di aiuto al prossimo non significa affannarsi nel trovare il miglior sistema di azione, né dover essere efficienti ad ogni costo intervenendo magari pesantemente in base al proprio punto di vista, poiché un tale atteggiamento è pericoloso e può diventare controproducente.
Forse è un esempio un po’ estremo ma rende l’idea: quanto Mao invase il Tibet credeva, almeno in parte, di fare cosa buona, di aiutare queste popolazioni così arretrate a causa della religione che non ne permetteva lo sviluppo moderno e che dunque era definita “oppio dei popoli”. Mao probabilmente intendeva aiutare un po’ i tibetani, ma intervenendo con la forza e la devastazione irresponsabile della rivoluzione culturale distrusse invece tutto, in Tibet e nel suo stesso paese.
L’azione va bene, il “fare” è necessario, ma deve partire dall’essere, dalla spiritualità che permea ogni atto della quotidianità, solo nell’essere costruiamo, affrontiamo positivamente le difficoltà e i problemi che inevitabilmente accompagnano i nostri giorni. La sofferenza dipende dalla nostra attitudine interiore e da null’altro, e questa insoddisfazione fondamentale, questa scontentezza è un’impronta che possediamo ereditariamente nei nostri geni, è già presente alla nascita.
Ora, dopo questa breve introduzione all’argomento del seminario, ascoltiamo una preghiera tibetana e rilassiamoci concentrandoci nella meditazione.


(segue meditazione)

Il segreto dell’universo è racchiuso nella semplicità, la grandezza dell’anima è nascosta, non ha bisogno di trombe roboanti per farsi annunciare, dobbiamo imparare a essere umili, a lasciare andare ogni ragionamento contorto e ascoltare il cuore, questa è la più grande pratica spirituale, totalmente gratuita, così naturale e semplice quanto difficile, ma è la sfida che dobbiamo affrontare tutti i giorni, ed ciò che rende interessante la vita, che ci fa crescere interiormente, se tutto fosse tranquillo, senza difficoltà, paradisiaco, che noia!
Il nostro paradiso è qui, in questo mondo ricco di ostacoli in cui possiamo sviluppare al massimo la coscienza, la saggezza. Il mondo dei desideri è una grande sfida, il luogo perfetto per la pratica spirituale, non un paradiso idilliaco in cui tutto è già compiuto.
Soltanto nel mondo dei desideri ci è offerta l’incomparabile opportunità di poter sviluppare con forza, coraggio, pazienza, serenità, un’autentica pratica spirituale in cui far crescere compassione e saggezza.
Questo è il messaggio dei maestri di tutte le religioni, Gesù Cristo non scherzava quando disse:“se ricevi uno schiaffo porgi l’altra guancia”, fallo con naturalezza semplicità, compassione, serenità, perché così è la vera natura umana.
Tutti i maestri indicano che questa è l’unica strada, tanto difficile quanto necessaria, un percorso che il mahatma Gandhi ha sperimentato e applicato in ogni istante della sua esistenza pur riconoscendo razionalmente l’impossibilità per un essere umano su questa terra di conseguire una non violenza assoluta, perfetta. Eppure lui, con la sua umilissima vita ha dimostrato con coraggio e forza che si può andare oltre il possibile giungendo alla piena realizzazione umana poiché, come lui stesso affermava, superare l’impossibile è il miracolo dell’amore. Per ottenere un risultato impossibile è necessario fare tutto il possibile.
Siamo nel XXI° secolo, non più nell’era delle superstizioni, delle magie, il tempo è scaduto, ora dobbiamo essere molto concreti, umani, spogli da tutte le sovrastrutture, dobbiamo potenziare le nostre capacità e crescere nell’affrontare quotidianamente i piccoli e grandi problemi, con apertura di cuore, consapevoli di dover vivere pienamente con attitudine costruttiva ogni istante.
La natura dei problemi quotidiani è la stessa, non esistono tecniche particolari per risolverli specificamente in quanto la loro manifestazione esteriore non è l’effettivo centro dell’ostacolo, bisogna saper guardare oltre, osservare la realtà nel suo insieme.
La carenza di cibo è un problema, ma anche l’eccesso di cibo lo è, tutto dipende da fattori e circostanze connesse. Per me ad esempio la mancata alimentazione per alcuni giorni è positiva, un necessario digiuno per purificare il corpo e la mente e se ignorassi questa mia condizione continuando a mangiare avrei conseguenze negative per il mio benessere psicofisico. La mancanza di cibo comporta effetti gravi, così come il suo eccesso, entrambi i due aspetti possono ugualmente portare alla morte.
Tutti i fenomeni esistenti, giusto - ingiusto, buono - cattivo, bello - brutto, hanno lo stesso valore e non ha alcun senso dividere, catalogare; peccato e virtù, bene e male non hanno un significato a sé stante, tutto dipende esclusivamente da noi, dall’attitudine con cui affrontiamo ogni evento. Tutti i fenomeni in sé hanno la stessa natura, sono identici.
Soltanto nella rinuncia, abbandonando la consueta visione dualistica, possiamo conquistare l’autentica, inamovibile, libertà naturale.
Noi siamo costantemente condizionati dalle illusioni, sogniamo una realtà immaginaria, ci perdiamo afferrandoci al desiderio di ciò che non esiste, ed è qui che concretamente dobbiamo intervenire per vivere l’unicità, la vera natura dei fenomeni nella loro pura essenza. E adesso ditemi: come definireste questa pura essenza?
Risposta:    Coscienza, consapevolezza pura, priva di fenomeni.
Lama:          Molto bello questo linguaggio comune, usuale, perché in genere si usano paroloni importanti: Dio, Vacuità, natura di Buddha, Mahāmudrā, Dzogchen, Rigpa… che però sono solo etichette. È importante invece semplificare, usare parole che esprimano concretamente la nostra sensibilità umana, che ci permettono di essere interiormente liberi. E dunque, com’è essere liberi?
Risposte:     Essere leggeri - vuoti - rilassati - spontanei - naturali - individualmente indipendenti - senza condizionamenti - applicare la rinuncia - innocenti - essere se stessi - non desiderare - senza attaccamento - essere semplici - sentirsi liberi - accettarsi - trasparenti - aperti.
Domanda: Tutto questo va bene nella normalità, ma io mi chiedo com’è possibile applicarlo a persone che sono state traumatizzate, ferite, segnate a vita sin dall’infanzia, la violenza sui minori com’è recuperabile quando sono state distrutte le radici della persona?
Lama:          La psicologia, la scienza moderna tendono inesorabilmente a catalogare, a inquadrare in caselle predefinite ogni fenomeno, ogni trauma, ogni malattia, ma questo peggiora la situazione di chi ne viene così bollato, etichettato, identificato con il suo stesso trauma. Invece affrontare la situazione nel Dharma, significa avvicinarsi alle persone con cuore sincero, con trasparenza, sensibilità, leggerezza, compassione, naturalezza, umanità, trattando l’altro esattamente come se stessi, da pari a pari, sullo stesso identico piano, senza distinzioni, indipendentemente dalla loro condizione per devastante che sia, questo è il principio del vero amore.
Domanda:  Ciò significa che tutti, anche i bambini traumatizzati hanno la possibilità di collegarsi spiritualmente?
Lama:          Certamente! La cura può sorgere solo dal cuore, dall’anima, non dalla testa.
È  importante a questo punto sottolineare un pilastro fondamentale per comprendere la grandezza della propria umanità, è infatti assolutamente necessario saper sempre distinguere tra ESSERE e IO, poiché non sono affatto la stessa cosa.
Noi siamo Essere, eppure siamo così confusi che continuiamo ad aggrapparci a questo fantomatico io malgrado nessuno sappia dove sia, non lo si trova in nessun luogo, non lo si vede, non esiste davvero, è solo un riflesso ingannevole, invece ciò che concretamente esiste è l’Essere.
L’io sottintende l’inganno che ci fa afferrare saldamente a ciò che riteniamo il sé, mentre l’espressione della propria umana essenza, non discriminante, non dualistica, pura, è l’essere.
Ora concludiamo la serata con la dedica dei meriti a beneficio di tutti gli esseri senzienti.

Grazie.