Saturday, 12 January 2013

Il valore spirituale nella vita quotidiana 2° (L’anima - l’Essere universale)







Il valore spirituale nella vita quotidiana 3°

Geshe Gedun Tharchin
Dharma Weekend: 1-2, dicembre 2012



(L’anima - l’Essere universale)

Iniziamo la seconda giornata di riflessione, sistemati comodamente profondamente sereni e rilassati, poiché non bisogna mai trascurare l’armonia necessaria tra corpo e anima, la nostra stessa vita è il frutto della nostra anima e se questa non dimora nella pace le nostre azioni diventano distruttive. Vivere è un’arte disegnata dall’anima, ne rappresenta l’immagine. 

La cultura occidentale moderna è fondata sull’antica arte e filosofia grecoromana ed egizia e ogni epoca elabora espressioni artistiche che riflettono l’anima umana. La nostra vita è già arte in sé, una forma spettacolare di arte, eppure non ce ne ricordiamo, non sappiamo riconoscerla e rincorriamo tutte le manifestazione artistiche esteriori, che però sono completamente scollegate con la meditazione e la riflessione interiori.
Saper meditare invece significa saper osservare l’arte interiore che muta ogni giorno perché si fonda sullo status dell’anima.
Sin dal risveglio mattutino sarebbe bene iniziare osservando la propria arte, riflettere sul disegno e il colore che intendiamo imprimere alla giornata, ben consapevoli che tutto dipende dalla condizione di chiarezza dell’anima, poiché solo l’anima è in grado di alleggerire i vagoni di questo lungo treno, di sganciarci dalle pesanti catene, sia d’oro che di ferro.
L’anima è essenziale; si dice che i buddhisti non credano né in Dio né nell’anima, che i cristiani non credano nella reincarnazione, le affermazioni assolute e dogmatiche in questo ambito si sprecano, ma sono tutte sbagliate, false, poiché in realtà non esiste alcuna contraddizione tra anima, Dio, illuminazione, vacuità, Bhrahma.
Queste inutili barriere culturali, frutto dell’ignoranza e della grettezza mentale, distruggono l’anima, la civiltà, l’umanità.
Non ha alcun senso pensare che i buddisti non credano nell’anima, questa è follia, o affermare che non credono in Dio semplicemente perché non ne parlano e non tentano di definirlo, ma chi può darne una descrizione certa? ridurlo ad una precisa immagine se nessuno lo ha mai visto? Lo stesso discorso vale per la reincarnazione e quindi non esiste nulla che giustifichi queste discussioni prive di fondamenti oggettivi e tutte le complicazioni che ne derivano sono soltanto tristi segnali di inciviltà.
Le presunte differenze a cui ci aggrappiamo con tanta diligenza si riducono a vuote terminologie coniate nei diversi contesti culturali, in occidente si dice Dio e in India si celebra la festa della Luce, della luce divina, di Dio, dunque non vi è alcuna discrepanza, etimologicamente la parola Dio significa luce; Buddha significa illuminato e allora i Buddha, come i Santi del cristianesimo, esprimono la stessa condizione di Esseri dall’anima illuminata.
Dove vi è civiltà, cultura, educazione tutto è semplificato, è ciò che si dice: “avere la liberazione nel palmo della propria mano”. L’anima così chiara, pulita, illuminata, splendente ha realizzato Dio, Buddha, ha la capacità di trasformarsi e questa è l’autentica reincarnazione, non è necessario morire, non è il corpo che si reincarna, ma l’anima che trasforma se stessa che risplende nella luce.
Il paradiso non è una meta conquistabile soltanto a condizione di morire, al contrario, è già qui alla portata di tutti, semplicemente è necessario sceglierlo e agire di conseguenza. Tutte le fantastiche descrizioni di paradisi e terre pure sono ulteriori catene, seppur d’oro, che relegano in prigioni buie ostacolando la visione luminosa della condizione umana. Secondo voi come possiamo illuminare la nostra anima?
Risposte: Con la compassione - la consapevolezza - la conoscenza - l’amore - la pace - la serenità - l’altruismo…
Tutte buone risposte, ma ciò che conta è la naturalezza e la semplicità di applicazione, non bisogna faticare per conquistare le qualità dell’anima che avete appena elencato, è necessaria un’unica condizione: dimorare nella pace, essere nell’innocenza, nella purezza originale dell’anima.
Noi al contrario dobbiamo complicare tutto, edificare sovrastrutture sempre più pesanti e in questo modo perdiamo l’essenza, la purezza, la naturalezza dell’esistenza. Nella semplicità dei gesti quotidiani normali invece sviluppiamo la vera spiritualità che è sostegno dell’anima nella pace, nella gioia profonda, nella sua spontanea innocenza.
La purezza del nostro essere è la purezza dell’anima, dello spirito, che ci permette di esprimerci con il cuore, e soltanto il cuore sa guidare mente e corpo, due aspetti interconnessi inscindibilmente poichè non può esistere uno senza l’altro e ogni tentativo di separarli è il risultato errato di una visione dualistica, falsa e pericolosa.
Il corpo, soggetto ai cambiamenti e condizionato da vari fattori, clima, cibo, salute, produce inevitabili effetti nella mente, e altrettanto la mente nel corpo, entrambi influiscono reciprocamente in una connessione inscindibile nel samsara, però non dimentichiamo che il nostro essere non dipende né dalla mente né dal corpo, bensì dall’anima.
Noi non siamo l’io, siamo l’essere, l’anima è la nostra presenza nell’universo.
L’essere pacifico, compassionevole, gioioso, altruista, è il risultato del dimorare nell’innocenza, nella purezza, nell’originalità dell’anima, una condizione in cui non c’entrano nulla mente e corpo che si trovano su un altro piano in quanto appartengono al mondo esteriore.
L’anima è universale, uguale per tutti, è libera, incontaminata, pura, naturale, mentre le diversità culturali, sociali, i problemi che sorgono ininterrottamente dipendono esclusivamente da mente e corpo.
Se siamo capaci di vivere con l’anima siamo liberi, non è una condizione impossibile e ne possiamo avere percezione ascoltando il silenzio interiore nella meditazione, meditare significa essere nell’anima, senza dover dipendere da corpo e mente.
Nella realizzazione dell’illuminazione, di Dio, la mente e il corpo non cambiano, tutto rimane uguale, soltanto l’anima risplende di luce.
Meditiamo dunque insieme.

(segue meditazione)

Avete raggiunto l’illuminazione? Naturalmente sto scherzando, però sappiate che è possibile ottenere una piccola illuminazione, la migliore per noi, non si deve far altro che mantenersi nella normalità, nell’ordinario, senza aspirare a irraggiungibili vette, a possedere superpoteri, a ricevere riconoscimenti pomposi o ottenere grandi incarichi di potere. Il risultato della vera pratica spirituale è proprio la piccola, semplice, normale illuminazione, è Essere, così come san Francesco, san Benedetto, Śāntideva, Milarepa, Gandhi e tanti altri.
Il nostro compito, il segno della piccola illuminazione, consiste dunque nel vivere la quotidianità senza complicarla, essere normali, semplificare la propria vita e quella altrui, non lasciarsi soggiogare dall’ingannevole desiderio del potere, dalla gestione del comando soprattutto in ambito religioso con giudizi, sanzioni, rigidità atte a controllare le coscienze. Nella società civile sono necessarie norme e provvedimenti che regolino il convivere sociale, ma nelle religioni ogni intervento esterno e coercitivo è pericoloso, mutilante, sbagliato, oscuro.
La meditazione è lo strumento per evitare questi errori facendoci dimorare stabilmente nella semplicità, nella naturalezza, nella purezza dell’anima e la nostra esistenza sarà ogni giorno gioiosa, amichevole, pacifica, rilassata in un sorriso spontaneo.
Nella meditazione non si applica alcuna coercizione, è sbagliato voler dirigere la mente, reprimere i pensieri, irrigidire il corpo, tutto deve essere lasciato andare, libero, non c’è nulla da controllare, ci si apre all’anima, la si lascia vivere, e ciò vale sia nella seduta meditativa classica, che è indubbiamente un necessario supporto, un buon allenamento per consolidare quell’attitudine di naturalezza e semplicità che accompagna ogni istante dell’esistenza, come nel tempo ordinario, nello svolgimento delle normali attività quotidiane.
La vera pratica spirituale si applica ininterrottamente giorno e notte e non soltanto in determinate favorevoli circostanze, sorge spontaneamente dall’anima, non dal cervello, però a causa delle catene che ci appesantiscono tutto questo, pur così naturale, non è affatto facile.
Se, come consuetudine, affrontiamo la giornata soltanto con la testa, senza l’anima, si presenteranno immediatamente grandi problemi, tutto diviene caotico, si confonde nell’oscurità perché la luce è spenta, l’anima è spenta.
Nella quotidianità ogni atto deve partire dall’anima, il cervello offre solo una collaborazione, un piccolo contributo all’opera dell’anima, in questo modo qualsiasi cosa facciamo sarà naturalmente compassionevole, avvolta dallo spirito d’amore dell’anima.
Praticare l’amore è facile, naturale, non serve affatto aver concluso studi superiori, conoscere le più sottili elucubrazioni filosofiche, ciò che parte dall’anima è automaticamente compassionevole, normale, semplice, luminoso.
Noi dobbiamo liberare quest’anima invece di trattenerla saldamente in ostaggio nella prigione oscura dell’ignoranza, il diavolo non è qualcosa al di fuori di noi, è una nostra creazione, e la meditazione è lo strumento che ci permette di liberare l’anima da queste catene lasciandola emergere in tutto il suo splendore.
La spiritualità è semplice, naturale, Gesù Cristo e Buddha non frequentarono alcuna facoltà di filosofia all’università, ma nell’esperienza di vita quotidiana, nell’ascolto dell’anima, tutto compresero. Le loro vite furono molto diverse, Buddha era figlio di re e nei primi anni visse nel lusso, legato ad una catena d’oro, Gesù invece nacque in una famiglia modesta, ebbe esperienze diverse, legato ad una catena di ferro e, malgrado condizioni così differenti, entrambi ebbero lo stesso coraggio, la stessa forza e seppero raggiungere la completa liberazione, l’illuminazione. Buddha si purificò vivendo sei anni nella foresta e Cristo nel deserto.
La spiritualità è un cammino semplice, senza forzature, senza conflitti, lo si deve solo scegliere, null’altro.
Io ho parlato molto, ora dite voi cosa ne pensate.
Intervento: Tu usi spesso la parola “semplice” e mi piace perché penso che la semplicità sia davvero importante, però credo che sia abbastanza difficile applicarla, perché tendenzialmente consideriamo ciò che è semplice come privo di valore, mentre ne attribuiamo molto alle cose complicate.
Lama: Questa è la sfida della vita.
Intervento: Abbiamo paura di essere semplici perché ci lasciamo condizionare dal giudizio degli altri.
Intervento: Ci inculcano sin dall’infanzia l’idea che la semplicità sia un fallimento, e così è difficile riprogrammarsi.
Intervento: Siamo abituati, soprattutto nel lavoro, a basare ogni azione sulla razionalità, sulla mente e mi ha colpito quel che tu hai detto sulla necessità di usare l’intelligenza solo come ausilio e di dover invece partire sempre dall’anima, è una concezione decisamente contro corrente poiché tutti continuano a ripetere che dobbiamo agire prima di tutto con il raziocinio.
Intervento: Io non vedo una grande contraddizione tra mente e anima, siamo esseri umani, abbiamo il dono del pensiero, si tratta solo di integrarlo…
Domanda: Io avrei una domanda, tu hai parlato tantissimo di anima, ma dov’è quest’anima? con la mente continuo a cercarla ma non la trovo.
Lama: La mente non trova nulla, può solo lasciarsi guidare dall’anima, non esiste un percorso inverso. Solo l’anima è in grado di indirizzare correttamente la mente e condurci nel giusto cammino, non il contrario, ci porta nella pace, nella non violenza, senza alcun conflitto, senza forzature o guerre.
La meditazione ci insegna appunto a pacificare la mente, a calmarla, ad allontanarla dalle turbolenze dei pensieri, a vuotarla, a liberarla dall’ingannevole onnipresente io, per lasciare spazio all’anima, la nostra vera essenza.
Domanda: Però la mente a volte può coincidere con l’anima?
Lama: Attenzione alla mente, è molto pericolosa, è ingannevole, è la fonte di tanti ostacoli, è critica, lamentosa, nulla le va mai bene, è costantemente scontenta, agitata, prepotente e da qui nascono tutti i conflitti, le sofferenze. Solo il cuore, l’anima, ha la corretta visone della realtà, basta lamentarsi, ed è davvero significativa la frase pronunciata da Kennedy in un momento difficile per la nazione “non chiedere cosa può fare lo stato per te, ma cosa tu puoi fare per lo stato”.
Intervento: Per me la cosa più difficile è abbandonare l’attaccamento alle cose, la mia mente è fortemente condizionata da questo aspetto che, con la meditazione, sto cercando di modificare piano piano.
Intervento: Penso che la più grande difficoltà per noi sia il non saperci ascoltare, facciamo tutto con la mente, fatichiamo a comprendere un altro modo di osservare la realtà. Credo che solo tacitando la mente potremmo sentire, trovare l’anima.
Intervento: Io penso che abbiano un’influenza determinante le differenze di cultura e di abitudini, in quanto espressione dei diversi luoghi della terra, e sono certo che costituiscano un’enorme ricchezza da cui tutti potremmo trarre vantaggio se, invece di guardare con sospetto queste differenze, ci ponessimo uno di fronte all’altro proprio nella diversità in un interscambio fecondo, sarebbe un’autentica espressione dell’anima dell’umanità.
Intervento: Sono perfettamente d’accordo con questo concetto, però vorrei aggiungere che noi per comunicare usiamo linguaggi diversi e ognuno ha sue caratteristiche precise, ad esempio tu hai usato due parole: anima e essere umano, ma se noi applichiamo all’anima la formazione cattolica in cui siamo cresciuti ne abbiamo immediatamente una determinata immagine, mentre la tua concezione di anima, ātman, è leggermente diversa e da qui potrebbero nascere le domande di chi dice cerco l’anima ma non la trovo, perché le nostre figurazioni non coincidono perfettamente. Lo stesso vale per “essere umano”, in italiano è un sostantivo, mentre in inglese “human bieng” è un verbo, indica un movimento, un cambiamento, e anche qui c’è una differenza.
Lama: Qualsiasi fenomeno si cerchi è impossibile trovarlo, tutti i fenomeni esistono semplicemente, senza sostanzialità tangibile. L’anima esiste, ma non la possiamo concretamente delimitare, non è materia che possiamo toccare, vedere, afferrare, è l’essere stesso, la possiamo sperimentare soltanto nella semplicità, nella libertà.
Domanda: Tutte le religioni hanno precetti precisi, come ad esempio non uccidere, poi però Mussolini, Hitler hanno ordinato l’uccisione di milioni di persone e i soldati, pur essendo cristiani, sono stati costretti a uccidere, anche voi avete questo problema? I cristiani hanno fatto guerre di religione, e i buddhisti?
Lama: Questa è la condizione umana, i conflitti nella vita sono una sfida. Non c’è distinzione tra buddhisti, cristiani, islamici, la natura umana è uguale ovunque, ogni guerra di religione è un errore creato dall’uomo, non ha nulla a che fare con la spiritualità e né Cristo né Buddha hanno mai suggerito la necessità di una seppur minima forma di violenza, al contrario hanno indicato un’unica semplice, naturale via: l’amore.
La pace la compassione, la saggezza sono la vera religiosità che è patrimonio di tutti, credenti e atei, religione significa cuore umano, null’altro.