Sunday, 20 January 2013

Il valore spirituale nella vita quotidiana 3° (Il cuore trasforma la mente)






Il valore spirituale nella vita quotidiana 4°
Geshe Gedun Tharchin
Dharma Weekend: 1-2, dicembre 2012



(Il cuore trasforma la mente)

La sintesi di ciò di cui abbiamo parlato sinora è espressa nella preziosa preghiera tibetana; - Gli Otto Versi di Trasformazione della Mente - che ora vi leggo:

OTTO VERSI DELLA TRASFORMAZIONE DELLA MENTE
Considerando tutti gli esseri senzienti
superiori alla gemma che esaudisce i desideri 
per realizzare il fine supremo
possa io costantemente prenderli a cuore.

Quando sarò con gli altri, 
riterrò me stesso come il meno importante,
e mi prenderò cura di loro fin nel profondo del cuore
come se ognuno fosse il più elevato degli esseri.

Vigile, ogni volta che sorge un’emozione negativa
Che possa nuocere me o gli altri,
l’affronterò e l’eliminerò
senza indugio.

Vedendo esseri in preda alla malvagità
Intenti a violente azioni negative, sopraffatti da sofferenze,
avrò sempre cura di tali creature così rare,
come se avessi trovato un tesoro prezioso.

Quando altri, per invidia, mi maltratteranno,
mi insulteranno o faranno cose simili,
accetterò la sconfitta e offrirò la vittoria.

Quando qualcuno a cui ho fatto del bene
e in cui ho riposto grandi speranze
mi infligge un danno terribile,
lo considererò il mio santo amico spirituale.

In breve, direttamente e indirettamente, offro
ogni beneficio e felicità a tutti gli esseri senzienti, mie madri;
possa io segretamente prendere su di me
tutte le loro azioni negative e sofferenze.

Possa la pratica non essere mai contaminata dalle idee causate
dalle otto preoccupazioni mondane
e, consapevole che tutte le cose sono illusorie,
possa io, privo di attaccamento, essere libero dal samsara.

Questi versi esprimono perfettamente il centro della pratica, infatti non si deve mutare l’anima, ma è necessario trasformare la mente che, nella confusione samsarica, non è in grado di farlo da sola, un tale mutamento può avvenire soltanto nell’apertura del cuore, dell’anima, il cervello non ha nessun ruolo in questa essenziale realizzazione spirituale.

“Quando sarò con gli altri, 
riterrò me stesso come il meno importante,
e mi prenderò cura di loro fin nel profondo del cuore”

Non si possono amare gli altri con la testa, con la razionalità che pone se stessi sempre al primo posto, il ribaltamento di attitudine è opera del cuore, la saggezza nasce nell’anima che è il nostro centro, il nostro esistere.
L’azione che scaturisce dal cuore è naturalmente amorevole, gentile, saggia, non necessita di giudizio alcuno, di etichette che la qualifichino come buona o cattiva, bella o brutta, è al di là di ogni tentativo di manipolazione, assolutamente impermeabile a qualsiasi contaminazione.
La mente induce inevitabilmente ad uno stato di tensione, di confusione, e questo non è in sé né negativo né positivo, è parte della vita ed è necessaria alla nostra evoluzione poiché, se trasformata nel cuore, ci condurrà nella luce che illumina l’esistenza.
La confusione samsarica in cui siamo inevitabilmente immersi non può essere ignorata, eliminata, è parte della nostra mente, non la si deve combattere, ma trasformarla con la consapevolezza e la compassione che naturalmente ci conducono verso la saggezza.

“Vigile, ogni volta che sorge un’emozione negativa
Che possa nuocere me o gli altri,
l’affronterò e l’eliminerò
senza indugio.”

Dove sorge l’emozione negativa? - Nella mente, nel corpo.
L’emozione in sé è neutra, inevitabile, altrimenti non saremmo umani, ma robot, però è necessario affrontarla ed eliminarla senza indugio quando, consapevolmente, si riconosce il danno che può causare a se stessi e agli altr. 

“Vedendo esseri in preda alla malvagità
Intenti a violente azioni negative, sopraffatti da sofferenze,
avrò sempre cura di tali creature così rare,
come se avessi trovato un tesoro prezioso.”

Interessante questo verso, noi come agiremmo guidati dalla razionalità e dall’istinto? - Prenderemmo un bastone allontanando con disprezzo e condanna questi individui.
Se riflettiamo con il cuore però comprendiamo che la loro errata visione non è imputabile alla persona, è l’espressione di un disagio che noi non sappiamo né possiamo giudicare e di conseguenza condannare, anzi, il contatto con questa realtà è la vera sfida alla propria pratica spirituale, dovremmo davvero ringraziare questi preziosi amici che, gratuitamente, ci offrono simili occasioni di consapevolezza, di crescita, di maturazione umana nell’amore, compassione e saggezza.
“Quando altri, per invidia, mi maltratteranno,
mi insulteranno o faranno cose simili,
accetterò la sconfitta e offrirò la vittoria.”

Questo è amore autentico, quello insegnato da Gesù, non: “occhio per occhio”, al contrario: “se ti schiaffeggiano porgi l’altra guancia”, certamente non è facile applicarlo pienamente, ma è necessario svilupparne l’attitudine, la passione, il desiderio di assaporarne la gioiosa potenza nei nostri atti.
Questa è la differenza tra il vecchio e il nuovo testamento, nel primo con i dieci comandamenti si stabiliscono confini precisi tra ciò che è bene e ciò che è male, nel messaggio di Gesù invece si va oltre, l’amore abbraccia tutto e questa è la pratica del Dharma, gli errori umani non sono condannati come peccato, indubbiamente è meglio non farli, ma in ogni caso se ne possono trarre insegnamenti e trasformarli positivamente se si ha il coraggio e la forza di accettare la sconfitta e offrire la vittoria.

“Quando qualcuno a cui ho fatto del bene
e in cui ho riposto grandi speranze
mi infligge un danno terribile,
lo considererò il mio santo amico spirituale.”

Certamente è difficile, però è l’unica via per trasformare la mente che da sola non potrebbe mai accettare un’attitudine tanto irrazionale, questo valore spirituale è frutto esclusivo del cuore, è impossibile meditare con la testa.

“In breve, direttamente e indirettamente, offro
ogni beneficio e felicità a tutti gli esseri senzienti, mie madri;
possa io segretamente prendere su di me
tutte le loro azioni negative e sofferenze.”

Questo verso è il centro della pratica, il messaggio fondamentale di amore e compassione autentici, offerti segretamente, senza grancassa, senza pubblicità. Agire in modo palese per dimostrare quanto si è bravi significa nutrire ulteriormente il già ingombrante e pesante ego, invece l’offerta di sé, diretta e indiretta, può essere solo amorevole e segreta, data non per glorificare se stessi, ma per il bene degli altri, tanto da accogliere con gioia il loro dolore. Non si tratta di nascondere la pratica, ma nemmeno di propagandarla, bisogna agire semplicemente, umilmente, silenziosamente, naturalmente con il cuore aperto.
Proprio avendo maturato quest’attitudine compassionevole i Bodhisattva desiderano sprofondare negli inferi invece di godere la pace del paradiso, del nirvāna, il loro cuore gronda sangue nel vedere una sofferenza tanto grande e il loro più grande desiderio, l’unico, è liberare ogni essere da tanto dolore prendendone su di sé il fardello per pesante che sia.
Quando si è realizzata questa qualità nel cuore ci si ritrova spontaneamente nella libertà totale, la propria crescita umana è completa.
La pratica di compassione non è mai paternalistica, supponente, non è la beneficienza comunemente intesa, ma è un rapporto profondo tra uguali, uno scambio amorevole, silenzioso, di autentica relazione umana, è la realizzazione di compassione e saggezza.
Da compassione e saggezza scaturisce la profonda, autentica, inalterabile gioia del cuore, dell’anima, questo è il significato del mantra  “Om Mani Padme Hum”. Mani è il gioiello e Padme il fiore di loto, saggezza e compassione, Om, corpo parola e mente, che sono trasformati in corpo parola e mente puri dall’unione di saggezza e compassione e Hum, l’io diventa l’Essere.

Possa la pratica non essere mai contaminata dalle idee causate
dalle otto preoccupazioni mondane
e, consapevole che tutte le cose sono illusorie,
possa io, privo di attaccamento, essere libero dal samsara.

Da due giorni stiamo parlando della libertà dell’essere che non ha nulla a che vedere con la libertà dell’io. L’io si deve liberare da un’infinità di cose, ma l’essere è libero nella purezza del cuore, nella natura dell’anima che scorre come un fiume che non può essere arrestato.
Liberarsi dal samsāra significa spezzare le catene che legano la mente e il corpo ai ceppi dell’attaccamento, dell’odio, dell’ignoranza, ed è un lavoro ininterrotto, paziente, in quanto sarebbe impossibile e assurdo vivere nel samsāra ignorandone gli aspetti, è necessario dunque assumere consapevolmente questo compito quotidiano, duro ma possibile, a condizione di aprire il proprio cuore, lasciare libero il nostro essere nell’anima.
Le emozioni emergono a livello fisiologico, psicologico, biologico, ma nella meditazione troviamo tutti gli strumenti necessari per svincolarcene, per non lasciarci condizionare dai numerosi mutamenti e ostacoli che avvengono nel corpo e nella mente.
Nella meditazione si accende la luce del cuore, dell’anima, con la consapevolezza, la concentrazione.
Ora meditiamo, lasciamo riposare la testa e tutto diverrà semplice, naturale.

(segue meditazione)

Domanda: Che significa concretamente la parola karma?
Lama: In realtà abbiamo parlato tutto il giorno di karma, si potrebbe tradurre con azione del cuore, nel senso che qualsiasi atto di corpo, parola e mente crea confusione e lascia un’impronta nel cuore, nell’anima, il karma, perciò l’azione migliore sarebbe quella che non produce alcuna impronta, priva di karma, ma ciò è possibile solo se nasce dal cuore in quanto ogni sua espressione è pura in compassione e saggezza. Invece tutto ciò che proviene da corpo parola e mente genera inevitabilmente karma.
Esistono altre spiegazioni canoniche, fondate sulle varie disquisizioni filosofiche cui abbiamo accennato in questi giorni, reincarnazione per i buddhisti, Dio per i cristiani e così via, ma sono tutte errate, fuorvianti, inutili, si fondano su motivazioni ipotetiche, usano un linguaggio sbagliato e servono unicamente per etichettare, dividere, controllare e gestire le coscienze con lo spauracchio di tremendi inferni per coloro che osassero confutare interpretazioni arbitrarie e dogmatiche sancite da un potere gerarchico, mondano, ma certamente non spirituale.
La pratica di Dharma non è mercanteggiabile, è una, spirituale, uguale per tutti gli esseri umani, non separa, non cataloga, non etichetta, è nella purezza dell’equanimità di amore compassione e saggezza che ogni essere custodisce nella propria anima.
Domanda: Hai insistito particolarmente su amore, saggezza, compassione, e sulla centralità del cuore, ma non credi che per la consapevolezza occorra invece una mente illuminata, che si muova con la razionalità che la caratterizza e che è necessaria per sapere ciò che si fa? E, in questo caso, una maggior preparazione culturale rispetto a chi non ha ricevuto gli stessi strumenti di conoscenza ha un peso determinante nella consapevolezza?
Lama: La mente non è mai illuminata, costituisce un valido aiuto certamente, ma solo l’anima può essere illuminata. La consapevolezza a cui ti riferisci è fondata sui molteplici aspetti scientifici, psicologici, sociali, medici ed è di tipo esclusivamente cerebrale. 
La consapevolezza spirituale, che forse sarebbe meglio chiamare coscienza, è invece assolutamente avulsa da tutti condizionamenti, culturali, di istruzione o altro, nasce direttamente dal cuore.
Nel buddhismo si parla sempre di “mente” ma con questo termine si intende il cuore, l’anima, non il cervello. La consapevolezza del cuore è la colonna centrale che sostiene l’essere, la vita quotidiana, i chakra diritti, sani, aperti.
Intervento: Questo fraintendimento nell’uso dei termini credo sia dovuto al fatto che noi occidentali colleghiamo immediatamente il cuore al sentimento, all’emozione e la mente all’intelligenza a cui attribuiamo un ruolo indubbiamente primario, mentre un tibetano con il termine mente intende la persona il cui centro è il cuore. 
Inoltre è bene fare un’ulteriore distinzione, si può però essere molto intelligenti e assolutamente privi di cuore.
Domanda: Hai insistito sulla compassione e l’amore verso gli altri, ma credo che sia anche necessario imparare ad avere altrettanto amore per se stessi trovando il giusto equilibrio tra i due aspetti, questo lo si può ottenere tramite la meditazione?
Lama: Certamente, l’importante è meditare senza aspettative, senza illudersi di ottenere chissà quali qualità, semplicemente meditare, lasciando scorrere tutto, senza afferrare né controllare.
Io porto sempre l’esempio della pianticella che deve germogliare piano piano e che con le cure quotidiane, equilibrate, maturerà forte e sana nei tempi necessari, non la si può tirare a forza, o affogare nell’acqua per farla crescere più in fretta, in questo modo la si farebbe velocemente morire.
Domanda: Quanto è saggia l’anima? e da dove arriva questa sua saggezza?
Lama: Da nulla, la saggezza non ha un luogo particolare, è nello spazio, è un dono dell’universo. Saggezza, compassione, consapevolezza sono raggruppate in un nome - Saddharma - o Dharma che è dono dell’universo.
Domanda: Quindi quando ci colleghiamo con la nostra anima ci colleghiamo con l’universo?
Lama: Certamente, è necessario accogliere questo dono senza porre barricate, clausole vincolanti, senza rigidi obiettivi e precise aspettative.
Un regalo è tale solo se gratuito, non lo si può comprare. Lasciando andare ogni attaccamento nella meditazione si dimora nella pace e tutto diviene molto semplice, naturale prezioso.

Grazie a tutti, questo nostro incontro è concluso, non resta che meditare, semplicemente.