Saturday, 8 June 2013

Il Sutra del cuore della saggezza


Il Sutra del cuore della saggezza


In Sanskrit: Bhagavati Prajna Paramita Hridaya
Il cuore della Bhagavati, la perfezione della saggezza

Così una volta udii:
Il Bhagavan dimorava a Rajgriha, presso il Picco dell’Avvoltoio, con un gran
numero di Arhat ed un gran numero di Bodhisattva, ed a quel tempo il
Bhagavan era entrato nell’assorbimento meditativo sulla varietà dei fenomeni
chiamato “percezione profonda”. In quello stesso tempo, l’arya Avalokiteshvara,
il Bodhisattva mahasattva, era assorto nella stessa pratica della profonda
perfezione della saggezza e vide che anche i cinque aggregati sono vuoti di
natura intrinseca.

Quindi, tramite l’ispirazione del Buddha, il venerabile bikshu Shariputra si
rivolse all’arya Avalokitesvara, il Bodhisattva mahasattva, e gli disse: “Come
deve addestrarsi un figlio o figlia del lignaggio dei Bodhisattva, che desideri
impegnarsi nella pratica della profonda perfezione della saggezza?”.
Quando fu detto questo, l’arya Avalokitesvara, il Bodhisattva mahasattva,
rispose al venerabile bikshu Shariputra e disse: “Shariputra, ogni figlio o figlia
del lignaggio dei Bodhisattva, che desideri impegnarsi nella pratica della
profonda perfezione della saggezza, dovrebbe vedere chiaramente nel seguente
modo: dovrebbero vedere distintamente che anche i cinque aggregati sono vuoti
di natura intrinseca. “La forma è vuota, la vacuità è forma; la vacuità non è altro
che forma, la forma non è altro che vacuità. Allo stesso modo sono vuote le sensazioni,
le percezioni, le formazioni mentali e la coscienza.

Quindi, Shariputra, tutti i fenomeni sono vacuità; essi sono privi di caratteristiche
peculiari; non sono nati, non cessano; non sono contaminati, non sono incontaminati;
non sono incompleti e non sono completi.

“Quindi, Shariputra, nella vacuità non c’è forma, né sensazione, né percezioni,
né formazioni mentali, né coscienza. Non c’è occhio, né orecchio, né naso, né
lingua, né corpo, né mente. Non c’è forma, né suono, né odore, né gusto, né
oggetti concreti, né oggetti mentali. Non c’è nessun elemento visivo, così fino a
nessun elemento mentale fino ad includere nessun elemento della coscienza
mentale. Non c’è ignoranza, non c’è estinzione dell’ignoranza, e così fino a
nessun invecchiamento e morte, e nessuna estinzione dell’invecchiamento e della
morte. Allo stesso modo, non c’è sofferenza, origine, cessazione o sentiero; non
c’è saggezza, né ottenimento e neppure mancanza di ottenimento.

“Quindi, Shariputra, poiché i Bodhisattva non hanno ottenimenti, si basano e
dimorano nella perfezione della saggezza. Non avendo oscuramenti nelle loro
menti, essi non hanno paura, ed essendo andati totalmente oltre l’errore, essi
raggiungono la meta finale: il nirvana. Tutti i Buddha che dimorano nei tre
tempi hanno ottenuto il pieno risveglio dell’insorpassabile, perfetta
illuminazione basandosi su questa profonda perfezione della saggezza.

“Quindi, si dovrebbe sapere che il mantra della perfezione della saggezza - il
mantra della grande conoscenza, il mantra supremo, il mantra uguale a ciò che
non ha uguale, il mantra che fa tacere tutte le sofferenze - è vero perché non è
ingannevole. Si proclama il mantra della perfezione della saggezza:

TADYATHA GATÉ GATÉ PARAGATÉ PARASAMGATÉ BODHI SVAHA

Shariputra, così i Bodhisattva mahasattva dovrebbero addestrarsi alla profonda
perfezione della saggezza”.

Quindi, il Bhagavan si svegliò dal suo assorbimento meditativo e lodò l’arya
Avalokitesvara, il Bodhisattva mahasattva, dicendo che era eccellente.

“Eccellente! Eccellente! Figlio del lignaggio dei Bodhisattva, è proprio così;
dovrebbe essere così. Bisogna praticare la profonda perfezione della saggezza
proprio così come hai rivelato. Perciò anche i Tathagata se ne rallegreranno”.

Come il Bhagavan pronunciò queste parole, il venerabile bikshu Shariputra,
l’arya Avalokitesvara, il Bodhisattva mahasattva, insieme all’intera assemblea,
inclusi i mondi degli dei, degli umani, degli asura e dei gandharava, tutti
gioirono e lodarono ciò che il Bhagavan aveva detto.



Note:

Bhagavati: 
(Sanscrit, Tib. Gyal wai yum) Madre dei Buddha, si riferisce alla perfezione
della Saggezza, che è la madre e la causa fondamentale dell’Illuminazione.

Bhagavan:
(Sanscrito, Tib: chom dhen de ) Titolo generalmente attribuito ad un essere
illuminato, letteralmente significa “colui che ha completamente illuminato gli
ostacoli e possiede tutte le qualità”. Sinonimo di “Tathagata” (Sanscrito) e di “de
war sheg pa” (Tibetano) nel senso di “colui che ha raggiunto lo stato di piena
calma e piena illuminazione”. In questo brano ci si riferisce al Buddha
Sakyamuni.

Rajgriha:
(Sanscrito, Tib. gyal poe khab) Luogo nel quale si erge un palazzo reale.

Picco dell’Avvoltoio:
Montagna con la cima a forma di avvoltoio, il posto nel quale viene impartito il
sutra secondo la tradizione. Il Picco dell’Avvoltoio viene identificato
popolarmente con una collina vicino a Rajghir, nello stato indiano del Bihar.

Arhat:
(Sanscrito, Tib. dra chom pa) Che ha raggiunto il nirvana. Detto anche Sarvaka o
Pratyeka Buddha. Nel testo originale tibetano il termine è bikshu, ma si intende
arhat.

Bodhisattva:
(Sanscrito, Tib. jang chub sem pa) Essere che possiede la Bodhicitta.

Assorbimento meditativo:
(Sanscrito, Tib. ting nge zin) Samadhi, una forma di meditazione.

Varietà dei fenomeni:
(Tib., choe kyi nam drang) Le varietà dei fenomeni: i 5 aggregati, le 12 fonti dei
sensi, i 18 elementi, i 12 anelli della catena dell'origine interdipendente, le 4
nobili verità, le 4 fiducie, i dieci poteri di Buddha, ecc...

Percezione profonda:
(Tib. zab mo nhang wa) Vedere la vera e profonda realtà ultima dei fenomeni.

Arya:
(Sanscrito, Tib. Phag pei Gang zag) Un essere superiore che ha raggiunto la
saggezza della diretta realizzazione della vacuità o che ha seguito il sentiero in
uno dei veicoli.

Avalokiteshvara:
(Sanscrito, Tib. chen re zig) Conosciuto come il “Buddha della compassione”.

Bodhisattva mahasattva:
(Sanscrito, Tib. jang chub sem pa sem pa chen po) Bodhisattva di ordine
superiore o Bodhisattva che ha conseguito il sentiero dei Bodhisattva o il sentiero
mahayana della visione.

Bodhisattva mahasattva arya Avalokiteshvara:
(Sanscrito, Tib. jang chub sem pa sema pa chen po phags pa chen re zig) Si
riferisce ad un singolo individuo conosciuto come il Bodhisattva mahasattva
arya Avalokiteshvara, diverso dal “Buddha della compassione”
Avalokiteshvara. Qui infatti viene identificato come un Bodhisattva sotto le
sembianze di un bikshu, Bodhisattva, mahasattva e arya.

La pratica della profonda perfezione della saggezza :
(Tib. she rab kyi pha rol du chin pai zab moi chod pa).

I cinque aggregati:
(Tib. phung po ngha, Skt. skandha) Forme, sensazioni, percezioni, formazioni
mentali e della coscienza.

Vuoti di esistenza intrinseca:
(Tib. ran shin gyi tong pa).

Venerabile bikshu:
(Tib. thse dang dhen pa) Titolo attribuito ad un bikshu dalla mente sveglia ed
intelligente.

Shariputra:
Figlio di Sharit, conosciuto come un bikshu dalla mente acuta fra i discepoli di
Buddha Sakyamuni.

Figlio o figlia del lignaggio dei Bodhisattva:
(Tib. rigs kyi bu vam rigs kyi bumo).

Le tre porte della liberazione:
(Tib. nam thar go sum) La porta della vacuità, la porta del senza-segno e la porta
del senza-desiderio.

Le 12 sorgenti dei sensi:
Le sei sorgenti dei sensi e le sei facoltà.

I 18 elementi:
Le sei sorgenti dei sensi, le sei facoltà e le sei coscienze.

I 12 anelli della catena dell'origine interdipendente :
Ignoranza, Azione volontaria, Coscienza, Nome e Forma, Sorgenti dei sensi,
Contatto, Sensazioni, Attaccamento, Brama, Concepimento, Nascita,
Invecchiamento e Morte.

Le 4 Nobili Verità:
La Verità della sofferenza, la Verità delle cause della sofferenza, la Verità della
cessazione e la Verità del sentiero.

I 5 sentieri:
Accumulazione, Preparazione, Visione, Meditazione e Cessazione
dell’Apprendimento.

Nirvana:
(Sanscrito, Tib. Nyang De) Stato al di là della sofferenza.

Mantra:
(Sanscrito, Tib. yid kyob) Che protegge la mente e cuore.

Tathagata:
(Sanscrito) vedi Bhagavan.

Asura:
(Sanscrito, Tib. Lha ma yin) Semidio – un essere di un regno a metà tra gli
uomini e gli dei.

Gandharava:
(Sanscrito, Tib. di zha) esseri informi che si cibano di “odore”