Thursday, 27 November 2014

I tre livelli del Lam Rim


Serie di lezione tenuta al Istituto Lamrim, Roma

I tre livelli del Lam Rim 

geshe Gedun Tharchin



Il Lam Rim è diffusamente trattato abbiamo molte scritture a disposizione e potremmo cominciare con la lettura del testo originale di Atīsa “la Lampada del Sentiero verso l’Illuminazione”. (pag. 24)
Sono anche particolarmente interessanti i commentari del III° Dalai Lama ai versi dell’esperienza di Lama Tsong-Kha-Pa, del V° Dalai Lama e del I° Panchen Lama, perché ognuno presenta caratteristiche e qualità che lo contraddistinguono; tutti affrontano lo stesso argomento da angolature diverse.
Lama Tsong-Kha-Pa ha analizzato il Lam Rim suddividendolo in più commentari, uno inerente al Lam Rim medio, un secondo scritto in modo esteso e un terzo sintetizzato nella versione breve conosciuta come “I Versi dell’Esperienza”. Altro suo testo importantissimo è “Il Fondamento di tutte le Qualità”.
Abbiamo tanto materiale per una bellissima festa.
Non dimentichiamo inoltre “I Tre Aspetti principali del Sentiero” e gli “Otto Versi di Trasformazione della Mente” che sono l’essenza del Lam Rim. Anche il Bodhicaryāvatāra tratta del Lam Rim, ed è meraviglioso aver la possibilità di studiare, analizzare tante diverse descrizioni di questo cammino fondamentale.
Il termine “Lam Rim” è tradotto in inglese con “Stadi del Sentiero verso l’Illuminazione” è un percorso lungo ma suddiviso in tre tappe, metaforicamente possiamo paragonarlo ad un edificio di tre piani, noi ci troviamo al piano terra ma salendo una rampa di scale raggiungiamo il primo piano e otteniamo il primo scopo, poi affrontiamo la seconda rampa e arriviamo al secondo piano e infine, con la terza rampa giungiamo in cima, al terzo piano.
E’ una salita lunga e lenta che accompagna una persona all’illuminazione anche grazie alle pause tra un piano e l’altro perché tutto è mezzo abile. Questa è una meravigliosa caratteristica del Lam Rim che non insegna a correre senza soste su una pista veloce, ma ad affrontare lentamente e consapevolmente una fase alla volta, passo dopo passo, fermandosi sistematicamente per recuperare energie, assimilare, consolidare ogni obiettivo; le pause stesse sono essenziali.
Ognuno dei tre livelli richiede una differente attitudine, un sé diverso, uno scopo diverso. Il Lam Rim non spiega direttamente la bodhicitta ma inizia dando istruzioni su come accumulare benessere nel samsāra, proprio perché questo è la base per il benessere del nirvāna e le cause e condizioni necessarie per il nirvāna sono indispensabili per l’ottenimento dell’illuminazione.
Non c’è contraddizione tra le tre fasi, la prima, detta “Lokayāna”, è un sentiero spirituale anche se relativa al benessere samsārico, la seconda è conosciuta come “Hīnayāna”, ovvero propria di colui che ricerca la liberazione individuale ed è propedeutica alla terza fase, “Mahāyāna”, ne costituisce la base.
Non c’è nessun contrasto tra l’aspirazione al benessere samsārico e l’aspirazione al nirvāna e all’illuminazione, è una meravigliosa caratteristica del Lam Rim che accompagna l’individuo attraverso ogni tappa, senza creare contrapposizioni tra samsāra, nirvāna e illuminazione.
Il Lam Rim presenta quattro caratteristiche, quattro significati speciali, quattro grandezze:
  1. La prima consiste nella capacità di far comprendere che tutti gli insegnamenti del Buddha non sono in contraddizione tra loro, bensì complementari.
  2. La seconda dimostra che tutti gli insegnamenti del Buddha sono istruzioni per ottenere l’illuminazione. Anche il sentiero lokayāna, che porta al benessere samsārico, potenzialmente è utile per raggiungere l’illuminazione, così come il sentiero hīnayāna per il nirvāna, e il sentiero mahāyāna. Tutti i sentieri insegnati dal Buddha, a livello ultimo, conducono all’illuminazione.
  3. La terza è la possibilità di comprendere pienamente il pensiero del Buddha contenuto nei suoi molteplici insegnamenti.
  4. La quarta è la necessità di evitare ogni critica, perché all’interno della pratica buddhista ci sono divisioni, alcuni seguono l’hīnayāna, altri il mahāyāna, il theravāda, lo zen, il sūtra del loto, chi è tibetano, e chi cinese o giapponese, e un pericoloso fraintendimento nasce dal considerare la propria corrente superiore a quella degli altri. Un fatale errore che induce unicamente a criticare l’insegnamento del Buddha e ad accumulare karma negativo.
Invece il Lam Rim permette di comprendere che tutti gli insegnamenti sono complementari e parte dello stesso percorso graduale. All’interno del Lam Rim coesistono e si integrano le pratiche hīnayāna, mahāyāna, zen, theravāda e così via, proprio perché il Lam Rim, in fasi diverse, le affronta tutte favorendo così la loro collocazione, organizzazione e attivazione al momento opportuno.
Se apparteniamo a altre tradizioni religiose le possiamo approfondire e praticare al meglio all’interno del Lam Rim. Tutti gli insegnamenti delle varie religioni sono perfettamente compresi nel Lam Rim del XXI° secolo, che deve essere aperto ad accogliere tutte le espressioni religiose perché tutte tendono ad un unico risultato costruttivo. Il Lam Rim è particolarmente raccomandato agli esseri umani più intelligenti.
La tradizione kadampa, fortemente ancorata al Lam Rim, è caratterizzata dal profondo rispetto nei confronti di ogni differente tradizione religiosa. Proprio in questi giorni stavo leggendo un libro in cui sono riportati gli interventi dei rappresentanti di diverse religioni al meeting interreligioso sul tema della pace, sono testimonianze interessanti. Incontri di questo tipo sono una ricchezza perché ogni persona ha l’opportunità di imparare dal Corano, dalla Bibbia, dalla Bhagavad Gita, dagli insegnamenti del Buddha. Se ci si pone con mente aperta nei confronti delle altre religioni si arricchisce ed incrementa la propria spiritualità. Il “Discorso della Montagna” nella Bibbia è fonte di ispirazione per tutti ed è condiviso da ogni diversa tradizione religiosa. Allo stesso modo la Bhagavad Gita è conosciuta e stupenda.
Tramite il Lam Rim possiamo apprendere da tutte le religioni e considerale un mezzo per raggiungere l’illuminazione.
Abbiamo paragonato il Lam Rim ad un edificio di tre piani. La prima rampa di scale ci porta ad un tipo di vita superiore nel benessere samsārico, la seconda rampa ci permette l’accesso al nirvāna, e la terza ad ottenere la completa illuminazione.
I tre differenti piani, scale, metodi, definiscono l’attitudine a conseguire un determinato obiettivo. Esistono tre tipi di soggetti: coloro che hanno un piccolo scopo, coloro che hanno uno scopo medio e coloro che hanno un grande scopo. Attenzione però, queste tre tipologie non devono essere considerate entità distinte, si riferiscono tutti alla stessa persona che, quando si trova sulla prima rampa di scale ha uno scopo piccolo, quando affronta la seconda rampa ha uno scopo medio e quando si trova sulla terza rampa ha un grande scopo. Ciò dipende dalle attitudini, dagli scopi e dai sentieri maturati nel tempo e nella pratica.
Lo scopo del primo piano è descritto nella “Lampada sul sentiero verso l’Illuminazione” di Atīsa nel terzo verso :
  1. Sappi che coloro che ricercano per sé stessi, con qualunque mezzo, nient’altro che i piaceri dell’esistenza ciclica sono individui di capacità inferiore”.
Domanda: C’è una differenza tra il ricercare per se stessi piaceri di solo divertimento, ubriacarsi ad esempio, dedicare tempo a futilità, e il ricercare il proprio benessere materiale?
Lama: Una persona che si ubriaca o si droga pensa che il piacere e l’euforia immediata sia gioia, ma in realtà non è così, è vera sofferenza. Invece la ricerca del benessere samsārico consiste nel voler vivere bene con giusti mezzi, senza arrecare danno ad alcuno. Questo è possibile tramite la generosità che porta al benessere materiale; l’etica, il non danneggiare gli altri, che sostiene la salute; la pazienza che procura una vita bella; la perseveranza entusiastica che aiuta in una vita attiva; la concentrazione che favorisce una vita produttiva e, infine, la saggezza che porta ad una vita intelligente. Il Buddha ha detto che per realizzare il benessere samsārico, a cui seguiranno il benessere del nirvāna e il benessere dell’illuminazione, non occorre nulla di più che praticare le sei perfezioni. E’ un insegnamento molto semplice e facile da comprendere, ma difficile da praticare, ed è ottimo per noi.
  1. Sappi che coloro che ricercano per sé stessi, con qualunque mezzo, nient’altro che i piaceri dell’esistenza ciclica sono individui di capacità inferiore”.
In questa definizione dell’individuo di capacità inferiore sono contenuti tre elementi che è possibile accumulare nella pratica spirituale: l’attitudine, i mezzi e lo scopo. L’attitudine è la ricerca del benessere samsārico il desiderio di essere liberi dai regni inferiori; i mezzi sono la pratica dell’etica nell’applicazione delle dieci azioni virtuose; e lo scopo è la continuità nell’ottenere per il futuro vite superiori.
Domanda: In altre occasioni tu hai detto chiaramente che praticare solo per questa vita non è praticare il Dharma, mentre praticare per future rinascite favorevoli ha riflessi positivi già in questa esistenza. Quindi questi tre fattori, attitudine, mezzi e scopo, sono da intendersi come rivolti alle prossime vite?
Lama: In questa vita dobbiamo praticare le dieci azioni virtuose, abbiamo generato la giusta attitudine per poterle attuare e nelle prossime esistenze ne raccoglieremo i frutti e potremo procedere ulteriormente. Atīsa continua:
  1. Coloro i quali ricercano la pace solo per sé stessi, avendo voltato le spalle ai piaceri mondani e rinunciato a compiere azioni negative sono detti individui di capacità media”.
Avendo acquisito la capacità di compiere le dieci azioni virtuose generiamo la successiva attitudine, quella di ottenere la liberazione, abbandoniamo totalmente i piaceri del samsāra, siamo liberi dal commettere qualsiasi azione negativa e desideriamo la liberazione individuale. Questo è il secondo piano, l’attitudine alla rinuncia.
A questo punto entrano in gioco i “Tre Aspetti Principali del sentiero”, l’aspirazione alla liberazione e la rinuncia, per essere pronti alla bodhicitta.
Non è facile sviluppare la rinuncia, prima dobbiamo assumere l’attitudine lokayāna e maturare il disgusto per i regni inferiori, comprenderne tutti gli svantaggi e aspirare a rinascite superiori. Acquisita questa consapevolezza comprendiamo che una rinascita superiore non è sufficiente e in quel momento cominciamo a sviluppare l’attitudine alla rinuncia che consiste nell’abbandonare i piaceri samsarici, ne siamo completamente liberati.
Esistono trentasette pratiche per l’illuminazione, suddivise in sette gruppi:
  1. Nel primo ci sono le quattro consapevolezze o attenzioni ravvicinate92;
  2. nel secondo i quattro perfetti o puri abbandoni93;
  3. nel terzo le quattro membra miracolose;94
  4. nel quarto le cinque facoltà o poteri;95
  5. nel quinto le cinque forze o capacità;96
  6. nel sesto i sette fattori o rami dell’illuminazione;97
  7. nel settimo il nobile ottuplice sentiero.98
Atīsa definisce il praticante che ha un grande scopo:
  1. Coloro che, attraverso la loro personale sofferenza, desiderano sinceramente far cessare tutte le sofferenze degli altri, sono persone di capacità suprema”.
Entriamo così nel sentiero del Bodhisattva, siamo già in grado di praticare le dieci azioni virtuose e le trentasette pratiche per l’illuminazione, però comprendiamo che non è possibile desiderare la liberazione soltanto per noi stessi, sarebbe troppo egoistico, quindi ancora una volta trasformiamo la nostra attitudine mentale sviluppando la grande compassione e la bodhicitta.
Grazie alla personale esperienza di sofferenza, desideriamo la cessazione della sofferenza degli altri e ci attiviamo per ottenerne la realizzazione. Ravvisiamo l’inevitabilità della sofferenza nel samsāra, ne dobbiamo scoprire il senso al fine di trasformarla.
Il mahāyāna non è uno slogan propagandistico, ma un sentiero che riconosce e imprime significato alla sofferenza. Mahāyāna è il nome che si dà all’attitudine della bodhicitta.
La bodhicitta è l’unica soluzione possibile alla nostra sofferenza è in grado di trasformarla in una realtà significativa e preziosa.
Un anziano yogi tibetano in punto di morte ebbe l’impressione che le cose non stessero andando come avrebbe desiderato e ritenne di dover incrementare offerte e preghiere, i suoi attendenti, stupiti, gli chiesero che stava succedendo e lui rispose che desiderava andare negli inferi per essere di beneficio ai più infelici, ma invece cominciava ad avere visioni di terre pure contrariamente alla sua aspirazione che consisteva nel trasformare la sua sofferenza in causa di eliminazione della sofferenza altrui. Questo è il mahāyāna, il grande veicolo, la famosa bodhicitta.
Per eliminare la sofferenza degli altri non dobbiamo necessariamente essere persone piene di gioia, di salute, possiamo anche essere tra gli ultimi su questa terra e avere comunque la possibilità di cancellare l’altrui sofferenza, l’unico strumento di cui abbiamo bisogno è la nostra stessa sofferenza.
Eliminare la sofferenza del prossimo tramite la propria sofferenza è la capacità del Bodhisattva, che non è una persona elegantemente vestita, ricca e servita da molti attendenti, con un’esistenza sfarzosa in grandi ville, lussureggianti giardini con fiori e animali esotici, perché ciò sarebbe assolutamente contraddittorio, il Bodhisattva è colui che elimina la sofferenza degli altri tramite la sua stessa sofferenza.
Il Tibet è stato rovinato sia materialmente che spiritualmente dagli stessi tibetani che avevano questa stupida idea di voler identificare i Buddha e i Bodhisattva con gli esseri abbienti e potenti.
Domanda: Se io sono sofferente a causa dell’influenza come può questa malattia essere di beneficio agli altri?
Domanda: Perché le persone debbono prima concentrarsi sul raggiungimento dell’illuminazione e solo in seguito rivolgere l’attenzione agli altri, perché non farlo contemporaneamente?
Intervento: Vorrei rispondere alla prima domanda: attraverso un malessere fisico, come l’influenza, è possibile aiutare gli altri in base al proprio comportamento, ci sono persone che hanno affrontato malattie e sofferenze gravi con consapevolezza e serenità, e sono un vero esempio, un insegnamento.
Lama: Nel buddismo c’è una pratica fondamentale, il “Tong Len”, che consiste nello scambiare se stessi con gli altri, prendere la loro sofferenza e dare in cambio la nostra gioia. Anche se non siamo pienamente qualificati per praticare il Tong Len, possiamo ugualmente addestrarci ad applicarlo, potrebbe essere una soluzione per eliminare la sofferenza degli altri tramite la nostra sofferenza, offriamo la nostra felicità agli altri e prendiamo la loro sofferenza.
Esistono tre tipi di sofferenza, il primo, “sofferenza della sofferenza”è il più grossolano, evidente, legato ad esempio alle malattie; il secondo, già più sottile, è la “sofferenza del cambiamento”, ed relativo a tutto ciò che si presenta come esperienza di felicità ma che immediatamente dopo si trasforma in dolore, ad esempio l’euforia momentanea provocata dall’alcool o dalle droghe. A livello più profondo vi è la sofferenza più grave che, come un cancro, corrode ed è difficile da curare, la “sofferenza omnipervasiva”, causata dalle illusioni mentali e tipica del samsāra. E’ la più dolorosa e sempre presente.
La pratica del Tong Len, non è particolarmente rivolta alla sofferenza della sofferenza o alla sofferenza del cambiamento ma riguarda essenzialmente la sofferenza omnipervasiva del samsāra, pur includendo spesso tutte e tre le sofferenze.
Il livello di sofferenza grossolano è il più facilmente riconoscibile, come nel caso di una malattia, ma più diventa sottile, maggiori sono per noi le difficoltà di individuarlo e comprenderlo.
Se siamo praticanti di Dharma l’influenza non è più sofferenza, ci dà la possibilità di riposarci un po’, di utilizzare il tempo per leggere, per meditare, per aver cura di noi. L’influenza, la febbre, sono segnali positivi che ci permettono di fare una pausa e recuperare la salute.
Al contrario, quando siamo in piena forma riempiamo le giornate di impegni, ci agitiamo e non abbiamo più tempo per la pratica del Dharma, siamo sempre così indaffarati a causa della sofferenza omnipervasiva che, anche se occultata e non visibile, è fermamente e solidamente presente.
La sofferenza pervasiva ci spinge a occupare ogni momento, si nasconde dietro l’alibi dell’impegno, del non tempo, al contrario la più grossolana ed evidente sofferenza della sofferenza è manifesta, e dunque positiva, perché ci costringe a fermarci, a recuperare energie, è come un ladro che si mostra e dichiara apertamente di volerci derubare.
Abitualmente non sappiamo riconoscere gli altri due tipi di sofferenza, pur ugualmente e inesorabilmente attivi.
Riconoscere la sofferenza è difficile, ma indispensabile, perché solo grazie a questo saremo in grado di accoglierla consapevolmente in noi eliminandola negli altri.
Domanda: Spiritualmente il concetto è chiaro, ma nella pratica è sufficiente l’intenzione mentale o devo anche fare qualcosa?
Lama: La bodhicitta non nega affatto che tu intervenga concretamente a favore degli altri, anzi suggerisce di fare tutto ciò che puoi per aiutare il prossimo, ma raccomanda di non fare ciò che è al di là delle tue effettive capacità. La bodhicitta ci dà la misura delle nostre possibilità, di ciò che siamo in grado di fare per gli altri, perché se cerchiamo di agire senza averne le capacità necessarie provocheremo danni. La bodhicitta è un potere interiore che ci permette di giudicare con l’attitudine all’altruismo la bontà o meno di ciò che materialmente facciamo.

Il Lam Rim è un edificio di tre piani in cui vivere molto bene, è una buona metafora, è un mezzo abile per accompagnare l’individuo all’illuminazione, e dobbiamo tenere a mente le tre fasi della pratica caratterizzate dall’intenzione, dai mezzi e dagli scopi.
Anche soltanto riflettere, parlare, meditare su queste cose è una grande meditazione, conosciuta come meditazione analitica, rafforza il cervello, il cuore, trasforma la mente.
Non è sufficiente mantenere il cuore stabile, bisogna anche rinvigorirlo quotidianamente.
Grazie, è stata una serata veramente interessante. 


Atīsa - La Lampada sul Sentiero verso l’Illuminazione

(Trascrizione del testo: Fabio Di Donna)
Mi prostro al bodhisattva, il giovane Mañjusrī.
  1. Rendo omaggio con grande rispetto ai Conquistatori dei tre tempi, ai loro insegnamenti e a coloro che aspirano alla virtù. Esortato dal perfetto discepolo Cianciub Ö illustrerò la lampada sul sentiero verso l’illuminazione.
  2. Comprendi che ci sono tre tipi di individui poiché essi hanno capacità inferiore, media e superiore. Scriverò distinguendo chiaramente le loro caratteristiche individuali.
  3. Sappi che coloro che ricercano per se stessi, con qualunque mezzo, nient’altro che i piaceri dell’esistenza ciclica, sono individui di capacità inferiore.
  4. Coloro i quali ricercano la pace solo per se stessi, avendo voltato le spalle ai piaceri mondani e rinunciato a compiere azioni negative sono detti individui di capacità media.
  5. Coloro che, attraverso la loro personale sofferenza, desiderano sinceramente far cessare tutte le sofferenze degli altri, sono persone di capacità suprema.
  6. Per queste creature eccellenti, che aspirano alla suprema illuminazione, spiegherò i metodi perfetti tramandati dai maestri spirituali.
  7. Di fronte a un’immagine dipinta, scolpita e così via di colui che ha raggiunto la completa illuminazione, a uno stupa e all’insegnamento eccellente, offri fiori, incenso e qualunque altro bene possiedi.
  8. Con l’offerta in sette parti dalla [Preghiera della] Nobile Condotta, con il pensiero di non tornare indietro finché non raggiungi l’illuminazione ultima,
  9. e con una forte fede nei Tre Gioielli, inchinati con un ginocchio a terra e, con le mani giunte, per prima cosa prendi rifugio tre volte.
  10. Quindi, iniziando col generare un pensiero d’amore per tutte le creature viventi, considera gli esseri, senza nessuna esclusione, tormentati dalle tre cattive rinascite, tormentati dalla nascita, dalla morte e così via.
  11. Allora, dal momento che desideri liberare questi esseri dalla sofferenza del dolore, dalla sofferenza e dalla causa della sofferenza, fai sorgere immutabilmente la determinazione di raggiungere l’illuminazione.
  12. Le qualità per sviluppare questo tipo di aspirazione sono completamente illustrate da Maitreya nel Sutra della sequenza dei tronchi.
  13. Avendo appreso di tutti gli infiniti benefici che derivano dall’intenzione di raggiungere la completa illuminazione leggendo questo sutra o ascoltandolo da un maestro, falla sorgere ripetutamente per renderla stabile.
  14. Citerò brevemente a questo punto i tre versi del Sutra richiesto da Viradatta nel quale i meriti suddetti sono pienamente illustrati.
  15. Se i meriti di questa intenzione altruistica dovessero assumere una forma fisica riempirebbero completamente lo spazio e si espanderebbero oltre.
  16. Se qualcuno offrisse ai protettori dell’universo gioielli in tal numero da riempire i campi puri dei buddha pari ai granelli di sabbia del Gange,
  17. tale offerta sarebbe inferiore al dono di congiungere le mani e disporre la propria mente verso l’illuminazione, perché tali meriti sono senza limite.
  18. Avendo generato la mente che aspira all’illuminazione, costantemente con grande sforzo occorre accrescerla. Per ricordarla in questa vita e anche nelle altre, mantieni propriamente i precetti come è spiegato.
  19. Senza prendere il voto della mente dell’impegno, la perfetta aspirazione non potrà svilupparsi. Sforzati definitivamente di prenderlo, poiché vuoi accrescere il desiderio per l’illuminazione.
  20. Coloro che mantengono qualunque dei sette tipi di voto per la liberazione individuale, non gli altri, possiedono i [requisiti] ideali per prendere il voto del bodhisattva.
  21. Il Tathagata ha spiegato i sette tipi di voto della liberazione individuale. Il più elevato fra questi è la gloriosa pura condotta, che è il voto proprio della persona completamente ordinata.
  22. In accordo al rituale descritto nel capitolo sulla disciplina nel testo Gli stadi del bodhisattva, prendi il voto da un bravo e ben qualificato, maestro spirituale.
  23. Comprendi che un buon maestro spirituale è esperto nella cerimonia di concedere il voto, vive nel voto e possiede la confidenza e la compassione per concederlo.
  24. Comunque, se dopo aver cercato, non sei riuscito a trovare un tale maestro spirituale, spiegherò un’altra procedura corretta per prendere il voto.
  25. Descriverò qui chiaramente, secondo la spiegazione del Sutra dell’ornamento della terra pura di Manjusri, come, molto tempo fa, quando Mañjusrī si chiamava Ambaraja, generò l’intenzione di raggiungere l’illuminazione.
  26. Di fronte ai Protettori, faccio sorgere l’intenzione di ottenere la completa illuminazione. Invito tutti gli esseri come miei ospiti e li libererò dall’esistenza ciclica.
  27. Da ora in poi, sino al raggiungimento dell’illuminazione non darò spazio a pensieri che danneggiano, rabbia, avarizia, invidia.
  28. Coltiverò una condotta pura, rinuncerò alle azioni negative e al desiderio e con gioia nel voto della disciplina mi addestrerò nel seguire i buddha.
  29. Cercherò di non avere fretta nel voler velocemente raggiungere l’illuminazione, ma rimarrò indietro sino alla fine per il beneficio anche di un solo essere.
  30. Purificherò le inconcepibili infinite terre e sarò presente nelle dieci direzioni per tutti coloro che invocheranno il mio nome.
  31. Purificherò tutte le mie azioni compiute col corpo e con la parola. Purificherò anche le mie attività mentali e non farò niente che non sia virtuoso.”
  32. Quando coloro che osservano il voto della mente dell’impegno si saranno ben addestrati nelle tre forme di disciplina, il loro rispetto verso queste crescerà, causando la purezza del corpo, della parola e della mente.
  33. Quindi attraverso lo sforzo compiuto dal bodhisattva di mantenere il voto per la pura e piena illuminazione, le raccolte per la completa illuminazione saranno pienamente realizzate.
  34. Tutti i buddha affermano che la causa per completare le raccolte, la cui natura è merito e saggezza suprema, è lo sviluppo della chiaroveggenza.
  35. Come un uccello che non ha sviluppato le ali non può volare nel cielo, coloro senza il potere della chiaroveggenza, non possono lavorare per il bene degli esseri viventi.
  36. I meriti ottenuti in un solo giorno da colui che possiede la chiaroveggenza, non possono essere ottenuti neanche in cento vite da colui che ne è privo.
  37. Coloro che vogliono completare velocemente le due raccolte per la piena illuminazione otterranno la chiaroveggenza per mezzo dello sforzo, non per mezzo della pigrizia.
  38. Senza l’ottenimento della calma dimorante non si potrà ottenere la chiaroveggenza. Quindi, compi ripetuti sforzi per conseguire la calma dimorante.
  39. Se le condizioni per la calma dimorante sono incomplete, la stabilizzazione meditativa non sarà completata, anche se si meditasse strenuamente per migliaia di anni.
  40. Così, mantenendo correttamente le condizioni menzionate nel Capitolo della collezione per la stabilizzazione meditativa, focalizza la mente su un qualsiasi oggetto virtuoso.
  41. Quando il praticante ha realizzato la calma dimorante, otterrà anche la chiaroveggenza, ma senza la pratica della perfezione della saggezza le ostruzioni non avranno fine.
  42. Perciò, per eliminare tutte le ostruzioni alla liberazione e all’onniscienza, il praticante dovrebbe continuamente coltivare la perfezione della saggezza con mezzi abili.
  43. La saggezza senza mezzi abili e anche i mezzi abili senza saggezza sono indicati come “legami” perciò non abbandonare nessuno dei due.
  44. Per eliminare qualsiasi dubbio su cosa sia la saggezza e cosa siano i mezzi abili, chiarirò la differenza tra mezzi abili e saggezza.
  45. A parte la perfezione della saggezza, tutte le pratiche virtuose come la perfezione della generosità, sono descritte come mezzi abili dai vittoriosi.
  46. Chiunque, per il potere della familiarità con i mezzi abili, coltivi la saggezza, otterrà velocemente l’illuminazione non solo meditando sulla mancanza del sé.
  47. Comprendere la vacuità dell’esistenza intrinseca attraverso la realizzazione che gli aggregati, i costituenti e le sorgenti non sono prodotti, è spiegata come saggezza.
  48. Un fenomeno esistente non può essere prodotto, e nemmeno qualcosa di non esistente, come un fiore nel cielo. Questi errori sono entrambi assurdi e così nessuno dei due può accadere.
  49. Una cosa non è prodotta da se stessa, non è prodotta da altro, non è prodotta da entrambi, né senza causa, perciò non esiste intrinsecamente, per sua propria entità.
  50. Inoltre, quando tutti i fenomeni sono esaminati in funzione dell’essere uno o molti, essi non sono visti esistere per loro propria entità, perciò sono accertati come non intrinsecamente esistenti.
  51. La logica esposta nelle Settanta stanze sulla vacuitàIl trattato sulla via di mezzo e così via, spiega che la natura di tutte le cose è stabilita come vacuità.
  52. Poiché vi sono veramente molti passaggi, non li ho citati qui, ma ho solamente spiegato le loro conclusioni per lo scopo della meditazione.
  53. Allora, qualunque meditazione sulla mancanza del sé, poiché non osserva una natura intrinseca nel fenomeno, è lo sviluppo della saggezza.
  54. Proprio come la saggezza non vede una natura intrinseca nei fenomeni, dopo aver analizzato la saggezza stessa tramite ragionamento, medita non concettualmente su di essa.
  55. La natura di questa esistenza mondana, che sorge dalla concettualizzazione, è concettualità. Quindi l’eliminazione della concettualità è il più alto stato del nirvana.
  56. La grande ignoranza della concettualità ci fa precipitare nell’oceano dell’esistenza ciclica. Dimorando in una stabilizzazione non concettuale, la non concettualità simile allo spazio si manifesta chiaramente.
  57. Quando i bodhisattva contempleranno non concettualmente questo eccellente insegnamento, trascenderanno la concettualità, così difficile da superare, e alla fine otterranno lo stato privo di concettualità.
  58. Avendo compreso, attraverso le scritture e i ragionamenti, che i fenomeni non sono prodotti e non hanno un’esistenza a sé stante, medita senza concettualità.
  59. Avendo meditato così sulla talità, alla fine, dopo aver ottenuto il “calore” e così via, si raggiungerà il “molto gioioso” e gli altri e, dopo breve tempo, lo stato illuminato della buddhità.
  60. Se desideri creare facilmente le raccolte per l’illuminazione attraverso le attività di pacificazione, incremento e così via, acquisite attraverso il potere del mantra,
  61. e anche per la forza degli otto e altri grandi ottenimenti come il “buon vaso”, se vuoi praticare il mantra segreto, come è spiegato nel tantra dell’azione e del comportamento,
  62. allora, per ricevere l’iniziazione del maestro, devi compiacere un eccellente maestro spirituale, attraverso servizi, regali preziosi e cose simili così come l’obbedienza.
  63. Grazie al completo conferimento dell’iniziazione del maestro, da parte di un maestro spirituale che è compiaciuto, sarai purificato da tutte le negatività e diverrai idoneo per conseguire i potenti ottenimenti.
  64. Coloro che osservano l’austera pratica di pura condotta non devono prendere le iniziazioni segrete e della saggezza, poiché nel Grande tantra del buddha primordiale è proibito severamente.
  65. Se coloro che osservano l’austera pratica di pura condotta ricevono queste iniziazioni, degenerano il loro voto di austerità facendo quello che è proibito.
  66. Questo crea trasgressioni che sono una sconfitta per coloro che osservano la disciplina. Poiché essi sono certi di cadere in una cattiva rinascita, non otterranno mai delle realizzazioni.
  67. Tuttavia, non vi è difetto se uno ha ricevuto l’iniziazione del maestro e conoscendo la talità, ascolta o spiega i tantra, compie i rituali dell’offerta bruciante, o fa offerte di doni e così via.
  68. Io, l’Anziano Dipamkarashri, in accordo ai stura e ad altri insegnamenti, ho scritto questa concisa spiegazione su richiesta del discepolo Cianciub Ö.