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Thursday, 31 December 2015

LO SFORZO


LA VIA DEL NIRVANA
Il Dharma del Buddha
2003
Lama Geshe Gedun Tharchin 


15° LO SFORZO

Per sviluppare delle buone motivazioni relative agli insegnamenti e alla pratica del Dharma ricordiamo i temi della rinuncia, della compassione e della saggezza. Come avrete notato tutti gli insegnamenti che sono stati dati sono basati su questi tre argomenti e avrete compreso che ci sono diversi metodi da seguire per poter trovare dentro se stessi queste tre attitudini fondamentali. 

Nella tradizione tibetana l’insieme di queste tecniche viene chiamato il Lam-Rim. Lam significa sentiero e Rim passi: il sentiero che porta alla liberazione e alla libertà. Il termine Lam-Rim deriva da un’opera scritta dal maestro Atisha che, partito dall’India, arrivò in Tibet dove scrisse il Lam-Dron la cui traduzione vuol dire La lampada che Illumina il Sentiero che Porta all’Illuminazione. Questo testo, per quanto breve, contiene temi molto importanti come il Prajnaparamita Sutra e cioè il Sutra della Perfezione della Saggezza. Da un certo punto di vista il Lam-Drom è un compendio, un condensato dello studio di diversi Sutra eTantra.

Ci sono infiniti testi che riguardano il Lam-Rim però tutti gli autori si rifanno al testo di Atisha e cioè al Lam-Dron, che è considerato il testo base di tutti i vari studi sul Lam-Rim. Tutta la letteratura sul Lam-Rim tratta sempre dell’importanza di questi temi fondamentali: la rinuncia, la compassione, ovverosia la bodhicitta, e la saggezza. Generalmente i Lam-Rim sono suddivisi in tre categorie chiamate: “Il Piccolo Praticante”, “Il Praticante Intermedio” e “Il Grande Praticante”. 

Questa suddivisione è stata stabilita in base al differente oggetto della pratica di ciascuna categoria: l’oggetto del Piccolo Praticante, il livello più grossolano, è orientato verso una rinascita di alto livello nella vita futura; l’oggetto del Praticante Intermedio è quello di ottenere la liberazione dal Samsara e cioè la liberazione dalla catena dei dodici anelli; e infine l’obiettivo del Praticante Superiore è quello di ottenere l’Illuminazione, la cosiddetta buddhità, intesa come strumento per aiutare tutti gli esseri. Questi tre livelli di pratica fanno parte di un percorso e rappresentano tre gradini da seguire uno dopo l’altro. 

In relazione a questi tre livelli del praticante ci sono altri tre livelli riguardanti il metodo e che possono essere indicati sotto il termine di etica. Questo vuol dire che la stessa etica, la legge naturale delle cose, è suddivisa in altri tre gradi a seconda dei livelli di pratica. 
Quella del Piccolo Praticante è legata ai Cinque Precetti.
Quella del Praticante Intermedio è legata alle Dieci Azioni Virtuose.
E infine la terza, quella del Grande Praticante, è correlata ai Grandi Voti del Bodhisattva. L’essenza dei Voti del Bodhisattva consiste nel non fare del male agli altri. Quindi, se parliamo di etica, ovverosia delle norme morali che costituiscono il punto centrale di qualsiasi livello di pratica, ci renderemo conto che, se seguite in maniera appropriata, sicuramente esse faranno sorgere dentro di noi la Rinuncia, la Compassione e la Saggezza.

Un altro argomento che riguarda il livello superiore dei praticanti è quello delle sei Paramita e cioè delle sei Perfezioni. Per poterle raggiungere si possono seguire questi passi uno dietro l’altro, con regolarità, oppure provare a praticarli tutti insieme. Questo dipende dalle capacità individuali di ognuno, dal tempo e dall’energia a disposizione. Se ci sentiamo carichi di energia possiamo praticare una grande quantità di Dharma, al contrario, se avvertiamo un calo di energia, possiamo praticare solo una piccola parte del Dharma. In sostanza non fa alcuna differenza sostanziale perché sono entrambi “mezzi abili” per la pratica. I “mezzi abili” sono il punto centrale per poter praticare il Dharma durante tutta la vita. Un famoso maestro tibetano afferma che colui che è dotato di saggezza praticherà il Dharma a seconda delle sue attitudini e delle sue personali disposizioni. 

Qualche tempo fa mi trovavo a Bologna dove ho tenuto una serie di conferenze. Il tema della prima era: “Come applicare il Dharma nella vita quotidiana, nel lavoro e nella famiglia”. La seconda conferenza aveva come tema: “Come generare delle buone motivazioni nell’ambito del lavoro e della famiglia”. L’argomento della terza conferenza è stato quello della meditazione in quanto mi era stata fatta una richiesta specifica su tale argomento. Per prima cosa si è parlato del luogo più adatto dove meditare: dovrebbe essere un luogo pacifico, tranquillo, confortevole, dove la gente si può sentire a proprio agio. Poi ho spiegato che la mattina è il momento più adatto per fare meditazione, perché è quello il momento in cui si ha più energia e la mente è sgombra da pensieri concettuali. Riguardo alla durata della meditazione ho detto che, per iniziare, cinque minuti sono un tempo ottimo per arrivare a realizzare la profondità della meditazione. Penso che questo può sembrare strano perché, soprattutto in Occidente, si hanno sempre problemi di tempo ma, anche se avete più tempo a disposizione, inizialmente è bene provare con cinque minuti e poi aggiungerne altri cinque e così via. Se non avete tempo anche cinque minuti vanno bene. Quando riuscirete a sfruttare pienamente quei cinque minuti allora sorgerà spontaneamente l’esigenza di prolungare il tempo di meditazione. Al termine di quella conferenza abbiamo praticato la meditazione cercando di rilassarci e di praticare la concentrazione sul respiro e le persone presenti mi sono parse entusiaste dei risultati. 

Tornando a ciò di cui stavamo trattando all’inizio, e cioè il Lam-Rim, il Sentiero Graduale, abbiamo già detto che questo è suddiviso in tre livelli, a seconda dei diversi tipi di praticante, delle loro disposizioni mentali, delle loro capacità, dei loro oggetti di pratica e dei loro obiettivi. Quindi il punto centrale della pratica è quello di concentrarci e praticare le norme etiche e morali. Il risultato immediato di queste norme morali è che la loro pratica genera automaticamente la rinuncia, la compassione ovverosia la Bodhicitta, e  la saggezza. 

A lungo termine il risultato dell’applicazione delle norme morali porterà all’Illuminazione, alla buddhità, ad una forma di vita più elevata e quindi alla realizzazione di questi tre diversi obiettivi: la rinascita in una forma di vita più elevata, la liberazione dai dodici anelli del Samsara e infine l’ottenimento della buddhità, dell’Illuminazione per servire tutti gli esseri senzienti. La forma base per praticare le norme morali è quella dei Cinque Precetti mentre, per il Bodhisattva, il livello superiore sono le sei Paramita e i quattro voti. 

Passiamo ora ad analizzare la quarta Paramita: lo sforzo entusiastico, lo sforzo gioioso. Esso è, per definizione, un lavoro da fare con spirito e attitudine gioiosi. E’ fondamentale, come pure le prime tre Paramita, per intraprendere qualsiasi pratica spirituale e qualsiasi attività positiva. Assumere lo sforzo gioioso significa lanciarsi con entusiasmo nell’azione pratica e affrontare le cose avendo ben presente la loro realtà. Prima di impegnarsi in una qualsiasi pratica è bene sapere quale sarà il risultato, l’obiettivo da raggiungere e per il quale ci vogliamo impegnare. Quando abbiamo ben chiaro quali sono i benefici, gli effetti e i risultati dell’azione che vogliamo intraprendere, allora possiamo superare anche i piccoli problemi e qualsiasi ostacolo si presenti. 


Per esempio, quando pensiamo al Lam-Rim, dobbiamo sempre tenere presente quali sono i tre obiettivi finali; questo fa sì che lo sforzo entusiastico e la perseveranza sorgano spontaneamente dentro di noi. Quindi con questa attitudine di gioia, di felicità e di pace possiamo intraprendere qualsiasi attività della vita quotidiana. Questo è il Dharma, questo vuol dire essere nel Lam-Rim e percorrerne i passi.